Poteva soltanto immaginare che cosa voleva dire il non vederla più, il non averla più, allora che egli era ancor pieno di lei, e di lei era tutto pieno quanto lo circondava, quanto lo avvicinava? No: e per ciò solo poteva pensare al domani, guardare al di là, con una relativa tranquillità di spirito. In quel momento era così fuori di sè, era così lontano dal vero, che di quella terribile scossa non risentiva altro che un gran dispetto contro Angelica, troppo debole, e un odio acuto contro lo zio Diego, e quel cretino di Stefano.

Al Barbarò non pensava più che tanto. L'usuraio arricchito voleva sposare Angelica perchè era la marchesa di Collalto; per riabilitare la casa!... Una ricca non gliel'avrebbero data; prendeva quella, la prima che il caso avea fatto cadere sotto i suoi artigli. E invero il Martinengo non poteva sospettare, come forse Angelica presentiva, che non il solo caso avesse preparato quegli avvenimenti!... Ma lo zio Diego?... Era un egoista, un avaraccio tirchio e schifoso. Stefano?... una canaglietta!...—maledetti i parenti!... Maledetta la famiglia!... Dove c'è una bella donna e una famiglia in malora, è sempre la bella donna che deve aggiustar i conti!...

—Oh si sfoggia tanta rettorica contro i Turchi perchè vendono le donne,—continuava a borbottare,—e gli Europei, non fanno lo stesso, e peggio?... vendono le loro donne con più ipocrisia e a più caro prezzo.

Ma la massima colpa era di Angelica: era sempre stata debole, era sempre stata una stupida! non avea saputo difendersi contro suo padre, e non sapeva difendersi contro suo zio!... Poi aveva sciupato Stefano, mentre avrebbe dovuto correggerlo con buone staffilate!

Dopo pranzo, un pranzo in cui non aveva mangiato altro che rabbia, andò com'era solito, a fumare la sigaretta e a bere il cognac sotto il portico del cortile. Il luogo non era ameno: pochi metri di terra, in cui languivano alcuni fiori e sempreverdi ingialliti, chiusi da pareti alte di muro vecchio, coperto di edera; ma almeno c'era un po' di fresco. Andrea ingollò un paio di bicchierini dondolandosi sulla poltrona di vimini, poi tutto ad un tratto chiamò il servitore, arrabbiandosi perchè non era lì pronto.

—Giuseppe!... dove ti sei ficcato, all'inferno?!... Giuseppe!

—Pronto!—rispose Giuseppe accorrendo, mettendosi in posizione e facendo la faccia da ridere.

Era un'antica ordinanza di Andrea, rimasto con lui anche finito il servizio; un buon giovane, in cui la soggezione produceva l'effetto bizzarro di farlo ridere e di farlo balbettare con moto convulso.

—I miei fucili?...

—Siss... si-signor!...