—Che cosa avete sentito dire?—domandò colla sua solita prudenza e gravità, il solenne cavalier Marnulfi.
—Ci saranno esagerazioni,—osservò il Brancaccio,—si sa... l'invidia... ma per dire il vero quella vita esemplare che avete voluto mettere nell'epigrafe, mi par proprio un di più!
—Ci voleva quella parola per la simmetria dell'iscrizione,—osservò l'avvocato Terzi.—Del resto lasciate correre, marchese; uno che dal niente si fa un patrimonio di una trentina di milioni... è un gran bell'esempio!
—È stato creato nobile da poco, non è vero?... e prima, faceva soltanto il banchiere?—domandò il giovanetto provinciale.
—Prima si chiamava Barbetta, e faceva il portinaio!—esclamò l'avvocato.
—Il portinaio?—e l'omino spalancò la bocca e gli occhi dalla maraviglia,—e da portinaio è diventato... trenta volte milionario?
—Parlate piano,—avvertì il cavalier Marnulfi.
—Non ha fatto soltanto... il portinaio,—soggiunse il marchese Brancaccio, accarezzandosi le fedine bianche, e sorridendo.
—No, no!—risposero insieme, pure ridendo, tutti gli altri della commissione.
—Ha fatto anche un pochino... l'usuraio!—osservò uno.