Così la mattina dopo ch'era uscito il Moderatore colla candidatura del cavalier Barbarò, mentre il Cammaroto preparava l'originale per la Colonna di fuoco, la sua signora invece di inspirarlo e consigliarlo era, come al solito, tutta affaccendata a mettere in ordine l'ufficio: uno stanzone a terreno, umido e tetro. Col suo cappello di forma straordinaria, e che non si levava mai, forse nemmeno di notte, collo scialle a colori appuntato sul petto da uno spillone col ritratto di Ugo Bassi, essa spazzava lentamente l'ufficio, cercando di fare il meno strepito possibile per non disturbare il direttore, e fermandosi ogni poco per raccattare le penne e i mezzi foglietti che ancora potevano servire.

Ma poi, quando a un tratto udì battere con un fascio di carte alla finestra che dava sulla strada, nascose subito la granata in un angolo, e si mise a sedere maestosamente vicino al direttore.

—L'avvocato Gian Paolo!...—esclamò Peppino Casiraghi, un giovanottino lungo, giallo, senza barba, seduto al tavolino di faccia al Cammaroto, di cui si professava il più caldo ammiratore. Correttore di bozze e cronista dilettante, era appassionato del giornalismo fino al punto di far debiti a babbo morto per imprestar quattrini all'editore della Colonna.—Cominciano presto, stamattina!...

—Scaldapanche maledetti!—borbottò la signora Apollonia chinandosi e spingendosi fin sotto il tavolino per prendere il fazzoletto turchino che il direttore perdeva sempre, o dimenticava in qualche posto.

—Cascassero morti que' chiacchieroni!—continuò poi mettendo il fazzoletto sul tavolino, vicino al bicchier d'acqua.—A sentirli, promettono sempre Roma e toma, e poi non sono stati boni nemmeno a persuadere quel 'ane del sor Urbano (era il nomo dell'editore) di mettere la direzione in un posto più da cristia....

Ma si fermò a mezzo con la parola: in quel punto, sbacchiato l'uscio, con violenza entrava in ufficio precipitosamente l'avvocato Gian Paolo Serbellini, il quale, senza levarsi il cappello, senza salutar nessuno, cogli occhi spiritati si fermò dinanzi al tavolino del Cammaroto esclamando:

—Hai letto il Moderatore?

Ma il Cammaroto continuò a scrivere in fretta, col naso sulle cartelle, senza risponder nulla.

—Ha letto il Moderatore?—chiese allora l'avvocato alla signora Apollonia, che seria, imbronciata, non si voltò nemmeno a guardarlo.