La signora Apollonia tacque, ma non si calmò, e cominciò subito a guardare i numeri delle case, cogli occhi torvi. Quando l'omnibus fu arrivato al numero cinquantatrè, lo fece fermare.

—Ci siamo, Salvatore.

Scesero, e tutt'e due mormorarono con un sospiro di sollievo, quando il portinaio disse loro che il Nannarelli era in casa:

—Almeno avremo finito di girare!...

Ma invece, povera gente, dovettero girare dell'altro, e per un pezzo!

Anche il Nannarelli, quel giorno, era pieno di faccende.

—È arrivata da Barzanò una cugina di mia moglie, e tutta la santa mattina ho dovuto andare attorno con lei. Auf... non ne posso più!... Ho fatto visita si può dire a tutti i magazzini del Corso. Figurati, Salvatore, ha una figliuola che si fa sposa: non ho più fiato, nè gambe... e non siamo alla fine! Ho appena il tempo di mangiare un boccone lesto lesto e poi... nuovamente di servizio!... Ma s'accomodi, signora Apollonia; e tu, Salvatore... perchè vuoi star in piedi?... Dieci minuti, per bacco, li posso rubare anche a mia cugina!

—Ma... ho... avrei....

—Abbiamo premura anche noi!—esclamò l'Apollonia col solito fare stizzoso. Dal preambolo essa aveva già capito che nemmeno su quello c'era da fare assegnamento.