Ma in quel punto si precipitò nella stanza Pompeo Barbarò che, nel frattempo, era già stato informato di tutto dal Micotti.
—Ah, per Dio!... Anche questa mi ci voleva!... Ma la cagione?...—domandò, pallido, ansante.—La vera cagione, si è potuta sapere?...
Il ragioniere riferì che la sera prima era stato pubblicato, pure a Milano, in un supplemento della Colonna di fuoco, il dispaccio telegrafico di Nicola Mazza; riferì che il signor Giulio lo aveva veduto, che ne era rimasto molto colpito e che aveva subito mandato Antonio in cerca del capitano Redaelli e del dottor Franchi.
—Ma Antonio—continuava il ragioniere—ritornò senza aver potuto trovare nessuno dei due. Il signor Giulio, che pareva non avesse il coraggio di uscir di casa, scrisse un biglietto, che mandò subito, ancora per mezzo di Antonio, al capitano.... In quel biglietto, si crede avesse pregato il capitano, e col capitano medesimamente anche il dottor Franchi, di correre da lui questa mattina presto; infatti...
—Ma come ha potuto sapere tanti particolari?...—domandò il Micotti, che stava attentissimo, interrompendo a bruciapelo il ragioniere.
—Antonio m'ha raccontato tutto il.... la cosa....
—Va bene; va bene! Avanti,—esclamò Pompeo vivamente.
—Infatti—continuò l'altro—i due signori capitavano stamattina, un poco prima delle dieci, a cercare del signor Giulio. Il signor Giulio che era già alzato, o che forse non era nemmanco andato a letto, corse loro incontro, li fece entrare nella sua camera, chiudendosi dentro. Il capitano Redaelli e il dottor Franchi uscirono poi quasi subito... con una faccia molto scura... e dovevano essere appena giunti in istrada, quando Antonio udì un colpo di revolver, in camera del signor Giulio.
Beppe Micotti, a questo punto, si strappò un'unghia, che stava rosicchiando da un pezzo, vizio imparato dal padrino.... Lo Zodenigo, invece, e il Barbarò si guardarono in viso l'un l'altro, muti, costernati. Non ci poteva esser dubbio circa il motivo che avea spinto Giulio alla disperazione: i suoi padrini, dopo il telegramma di Nicola Mazza, dovevano aver rifiutato di fare qualche nuovo passo verso il Cammaroto.
In fatti, come si venne a sapere molto dopo, il capitano Redaelli e il dottor Franchi avevano dichiarato quella mattina a Giulio Barbarò, che non solamente non potevano accettare di far nuove pratiche verso il Cammaroto, ma che gli rimettevano anche il mandato avuto per regolare la prima questione, finchè un giurì d'onore, scelto all'infuori di ogni partito politico, non avesse dichiarato falso o infondato il dispaccio del Mazza pubblicato dalla Colonna di fuoco.