—Maledetto frate!... Maledetto frate!...—borbottava intanto il Barbarò fra i singhiozzi.—E maledetto voi,—gridò poscia, a un tratto rivolgendosi col pugno chiuso contro lo Zodenigo.—Maledetto voi, che mi avete rovinato, che mi avete dato in mano ai miei nemici, che siete l'origine di tutte le mie disgrazie!... Maledetto!... Maledetto!... Maledetto!...
—Finiamola!... State zitto!... Non è questo il momento dei lagni, delle recriminazioni!—rispose lo Zodenigo senza indietreggiare, senza scomporsi, ma guardando freddamente il Barbarò, con un'occhiata molto espressiva.—Ve l'ho detto ancooa.... Non potevo mai preveder tutto... tutto quello che ci capita. Pensate che, con voi, mi son messo in serio peeicolo anch'io!...
—Bisogna... bisognerà... ritornare a Milano immediatamente!—disse allora Pompeo, nel quale l'ira furibonda avea subito dato luogo a un grandissimo abbattimento.
—Siete matto? Volete proprio rovinarvi?—esclamò con molta vivacità il professore.—E rovinarvi non soltanto come uomo politico, ma... in tutti i modi!... Pensate al rumore, allo scandalo, che susciterebbe la vostra partenza precipitosa da Panigale. Sarebbe un divulgare per tutto il mondo, quanto più preme di tener nascosto!...
—Ma... e se non si riesce a questo?... La gente dirà allora che invece di correre presso il letto di mio figlio, son rimasto qui a banchettare, e mi lapideranno per un altro verso. Diranno che non ho cuore, che non ho viscere di padre!... Io, che mi farei a pezzettini, per quel figliuolo!... Io, che ho lavorato tutta la vita per lui, per lui solo, per vederlo ricco, grande e felice! E in compenso non ha voluto.... non ha saputo sacrificarmi nemmeno un momento d'orgoglio!... Invece di aiutarmi e difendermi, proprio lui, mio figlio, mi ha dato il colpo di grazia!... Ma—e incominciò a gemere e a singhiozzare—è proprio stato sempre il mio destino quello di seminare benefizi per raccogliere ingratitudine!...
Lo Zodenigo cercò di quietarlo, di rassicurarlo, e gli mostrò tutte le ragioni per le quali non si doveva muovere da Panigale, e doveva invece sforzarsi di dissimulare, in modo non solo da non destare sospetti, ma anzi da dissiparli pienamente, caso mai ce ne fossero.
"Accadendo una catastoofe," soggiungeva poi "o rendendosi impossibile, per qualunque altra circostanza, tener nascosta la disgrazia, allora lui per il primo avrebbe dichiarato in pubblico di non aver voluto che in quei primi momenti lo mettessero a parte di una taagedia così terribile, per non recare un troppo fiero colpo al suo cuore di padre... per aver tempo e modo di poterlo preparare... e confortare!..."
—Fate voi... fate voi, caro professore: sono nelle vostre mani—rispondeva balbettando Pompeo, il quale quando non vedeva più scampo, montava in furore, ma poi, se intravvedeva appena un barlume di speranza, ritornava docile e rassegnato, a raccomandarsi.
Lo Zodenigo, prendendo il pretesto di dover fare il giornale, partì subito per Milano senza rumore. Partì col ragioniere, il quale sarebbe ritornato la sera stessa con le istruzioni per il Barbarò.... Se avesse veduta o ritenuta imminente una disgrazia, allora, non giovando più a nulla la prudenza, avrebbe subito telegrafato.
Durante il viaggio, il professore Eugenio si mantenne silenzioso e meditabondo. La riflessione, succeduta allo sbalordimento del primo colpo, aumentava la gravità del fatto, e a mano a mano gli faceva giudicare sempre più difficili tutti gli espedienti per poterlo tener nascosto, o almeno per mitigarne le conseguenze.