"Pee Dio!..."
Senza quel colpo di testa, le cose sarebbero andate benone, e adesso, invece, il Barbarò era quasi spacciato, e correva il rischio di rimetterci assai del suo credito anche il Moderatore.
"Sì, sì, il cavalier Pompeo aveva ragione; quel ragazzaccio sventato mostrava di non aver gratitudine, nè cuoee, per chi gli aveva dato la vita e... la borsa piena!... Come mai non aveva pensato alla pazzia che stava per commettere?—L'idea dell'onore.—Stupido!—Non capiva, che ammazzandosi, non faceva altro che confermare tutte le accuse messe in giro contro suo padre?... Chi sa per altro, in che stato di esaltazione doveva trovarsi in quel momento!... Forse i padrini col loro contegno—minchioni!—gli avevano fatto sembrare le cose anche più disperate che non fossero in realtà!... Avrà veduto distrutti i suoi disegni matrimoniali... la bella bimba perduta e allora pamfete, un colpo di pistola!...
"L'amore!... È un gran guastamestieri!... maledetto l'amoee.... e maledetti i matti!... Ma... pure... " il viso del professore si rischiarò, come illuminato da una nuova idea:
"Se, invece di essere un guastamestieri, questa volta l'amore accomodasse ogni cosa?..."
"Sì, sì appunto; la signorina Alamanni è la sola che ci possa salvare.... Tutto sta che quel babbuino possa guarire, o almeno tirar avanti per un poco!... Ma... ma come potrò fare per vedere la signorina Mary? Suo zio, certo, non sarà molto ben disposto, per ricevermi...."
Il modo fu più spiccio di quanto non avesse creduto: arrivato appena a Milano, trovò la Mary e la marchesa Angelica che assistevano Giulio Barbarò.
Tutti i giorni, quando battevano le cinque in punto all'orologio di San Carlo, Giulio Barbarò entrava dall'Hagy (il noto liquorista del corso Vittorio Emanuele, in faccia all'Albergo Roma) per prendere il vermouth; tutte le sere, quando battevano le nove, Giulio Barbarò entrava dal tabaccaio (pure sul corso di faccia all'Albergo Roma) a prendere un sigaro; e tutte le mattine, finalmente, egli non mancava mai, alle nove, precise, di ripassare dall'Hagy per bere un centerbe... e mentre, fattosi presso ai cristalli dell'uscio, sorbiva l'amaro dalla tazza spumeggiante, pareva che dagli occhi, fissi ad una finestra del secondo piano dell'Albergo Roma, gli entrasse, misteriosamente, una gran dolcezza in cuore.
Orbene, la Mary, il giorno innanzi il tragico avvenimento, dopo aver veduto Giulio la mattina, lo aveva poi aspettato invano, dietro la finestra della sua camera, alle cinque e alle nove.
Inquieta, agitata, e trovandosi sola coll'Angelica all'Albergo, perchè lo zio era uscito, scrisse in fretta un biglietto che mandò a donna Lucrezia in cerca di notizie. Donna Lucrezia, invece di rispondere, capitò al Roma affannata, scusandosi di non aver avuto cuor nè testa di far la sua solita toilette; e soffiando e sbuffando, col naso intasato "...non sapeva, dove diamine era andata a pescare quel maledettissimo sfredoron!" accrebbe assai, colle sue chiacchiere, il turbamento e le pene della buona figliuola. In ultimo, quantunque Angelica le facesse segno cogli occhi, non potè tacere, e baciandola prima di andarsene, le spifferò ogni cosa, e della Colonna di fuoco, e del dispaccio di Nicola Mazza.