Tute matae... tutte fandonie... ma, intanto, chi sa, fia mia, come starà quel pôro toso!... Me sento per lù l'anima sanguinante!... Ma la colpa è del governo... De sto governo taconà.... Di questo governo di nani. Permette che si pubblichino in piazza, le cose più segrete!... Permette che si stampi sulle gazzette tutto quanto salta in testa ai mati... perchè quel frate birbon, l'è, come se dise adesso, un mattoide fegatoso!

Appena la Mary sentì nominare la Colonna di fuoco, non pianse più, non si mostrò più tanto inquieta. Pallida, gli occhi infossati, esprimeva, nel viso bellissimo, tutta la calma che danno le forti risoluzioni.

Andata via la Balladoro, e appena Angelica si fu ritirata nella sua camera, essa mandò subito un fattorino dell'Albergo a prenderle una copia della Colonna di fuoco.... Cercò.... lesse ansiosamente il dispaccio di Nicola Mazza. Allora ebbe un tremito, ebbe un singulto, ma insieme uno slancio di pietà e di amore per Giulio Barbarò. Subito si buttò genuflessa accanto al lettino, pregò per il babbo suo, poveretto, per la sua mamma; poi dopo avere pregato, sempre ginocchioni, col viso nascosto fra le mani, rimase ancora con essi lungamente. Erano i suoi timori, era l'affanno del suo cuore, l'effusione dell'anima sua che ricorrevano al babbo e alla mamma in cerca di coraggio, di conforto, di consiglio... ma non di perdono. Il suo dolore era intenso, la sua angoscia amarissima, ma pure in lei non c'era lotta. Mai, nemmeno per un istante, dubitò che le colpe del signor Pompeo dovessero ricadere su Giulio. Per il suo retto sentire, per la fedele tenerezza del suo cuore, egli non era, e non doveva essere in alcun modo responsabile del delitto di suo padre, nè tocco dalla sua ignominia. Ed anzi sentì imperioso l'obbligo di difenderlo, di proteggerlo colle leggi sante dell'amore, contro tutte le ingiustizie degli stolti e dei cattivi; sentì che la sua parte di donna, di sposa, di innamorata era di consolarlo di quell'immenso dolore. Sì; essa sola gli poteva recare il soave balsamo della pace, e colla tenera previdenza dell'augelletta fedele, gli doveva preparare un altro nido, la consolazione della famiglia, un piccolo mondo ricolmo di nuovi affetti.

Ma... e perchè poi non era passato dall'Albergo alle cinque?... Perchè non vi era passato alle nove?

E se trovandosi solo, lontano "dalla sua Mary" non avesse più la forza di sopportare quel colpo fierissimo? Ebbene, gli avrebbe subito scritto, avrebbe saputo lei come consolarlo. Non gli voleva forse tanto più bene, quanto più egli era infelice?

Ma... nemmeno alle otto!... Che cosa era successo?... Doveva essere andato a Panigale da suo padre, per supplicarlo di ritirarsi dalla lotta... Certo, certo non poteva essere altrimenti.

Dio, Dio!... Com'erano lunghe le ore!... non passavano mai!... E se con tanti dispiaceri avesse finito per ammalarsi?...

Insomma lo voleva vedere; gli voleva parlare: lo avrebbe avvertito, e il giorno dopo si sarebbero incontrati da Donna Lucrezia.

Si alzò, e baciò con affettuosa devozione la miniatura della mamma (quella stessa che la fanciulla non sapeva di dovere al signor Pompeo); baciò parimenti una ciocca di capelli che erano del suo babbo, poi, invece di spogliarsi per andare a dormire, accese il caminetto, si avvolse tutta in uno scialle e si sdraiò in una poltrona, vicino al fuoco, rimanendo così per un pezzo, cogli occhi spalancati, a riflettere, a pensare, a temere, a consolarsi, concludendo in fine, che se Giulio non avesse potuto vedersi a Milano, per via di suo padre, sarebbero andati a vivere lontano... soli e felici.