Nel molle abbandono della stanchezza la fanciulla pensava a quel viaggio con un'estasi dolcissima.... Le pene, i timori erano spariti... La felicità traboccava dal suo cuore, l'inondava di beatitudine... e quella felicità era il suo dovere, era la sua missione. L'amore che le prorompeva dal cuore, che le bolliva nel sangue, era benedetto dalla sua mamma, era consacrato da Dio.... Com'era facile.... Com'era bella la vita!...
La candela crepitò, poi si spense. La legna era tutta consumata, e solo i carboni accesi rischiaravano la bocca del camino con un riflesso rossastro. La fanciulla ebbe un brivido di freddo; si strinse tutta nello scialle, ma non ebbe forza di muoversi. A poco a poco abbandonò la testina che le ricadde sopra una spalla... chiuse gli occhi.... Vide ancora il suo Giulio che la guardava mestissimo, supplichevole.... Allora dal seno gonfio uscì un sospiro... sorrise dolcemente... le labbra si schiusero... si mossero per un bacio, e così sognando si addormentò.
Ma la mattina si svegliò prestissimo, intirizzita, e cominciò prima delle otto e mezzo a far la posta, dietro alla finestra, ai primi e scarsi frequentatori dell'Hagy. Fino alle nove non ebbe nemmeno il dubbio che il giovanotto non ci dovesse venire; ma poi quando le nove furono battute e ribattute ed egli non si mostrò ancora, tutta la sua sicurezza, la sua tranquillità svanirono a un tratto; scrisse a Giulio due righe, tremante, colla testa in fiamme: "Che è successo, mio Dio?... Devo parlarti; voglio vederti subito" e gliele mandò per il fattorino dell'Albergo, coll'ordine di non consegnare il biglietto altro che nelle mani sue proprie del signor Giulio Barbarò.
Il fattorino partì di corsa, ma, poco dopo, ritornò ancora col suo biglietto.
—Non si trova a Milano, il signor Giulio?...—domandò la ragazza stupefatta.
—Sì, è a Milano; ma mi fu risposto che non poteva ricevermi.
—Gli avete fatto dire che la lettera veniva dall'Hôtel Roma?
—Si figuri!... Ho parlato io stesso col servitore.
—Con Antonio?—domandò vivamente la Mary.
—Appunto: ho sentito il portinaio che lo chiamava Antonio. Mi ha detto che il suo padrone non voleva veder gente; che dormiva ancora; che avea lasciato ordini precisi perchè nessuno gli entrasse in camera.