La Mary, accigliata, col cuore che le batteva forte, col seno anelante, osservava fissa il buon uomo come per scrutare e pesarne ogni parola. Costui indovinò subito che cosa passava in mente alla signorina, e soggiunse più piano:
—Se devo dirle la verità... mi parevano tutti sossopra in quella casa. Il portinaio non capiva un'acca; il servitore aveva la faccia stralunata e una gran furia di mandarmi via.... A buon conto, come mi aveva ordinato lei, la lettera non l'ho voluta lasciare.
—Avete fatto bene.—La Mary, prese il biglietto, lo stracciò senza aprirlo, poi andò difilato in camera della marchesa Angelica, le disse quanto le accadeva e la supplicò perchè volesse accompagnarla fino dal portinaio di casa Barbarò:
—Antonio mi conosce; lo farò chiamare, e sentiremo che cosa c'è di nuovo.
Angelica si mostrava poco disposta a secondare la cugina, e voleva persuaderla di attendere ancora un poco, di provare a scrivere un'altra lettera; ma la Mary tagliò corto a tutte le obiezioni:
—Se tu non mi vuoi accompagnare, prendo un brum e ci vado sola.
—Quand'è così... piuttosto... verrò anch'io!...
E la marchesa, contro voglia, perchè reputava l'atto sconveniente per la Mary, e perchè le ripugnava di mettere i piedi anche appena sulla soglia di quella casa, si arrese, affidandosi al minor male per impedirne uno maggiore.
La Mary intanto continuava a sentirsi sempre più agitata. Aveva la febbre di sapere... era spaventata al punto che un nonnulla, il più piccolo incidente, sarebbe bastato per spingerla ad ogni estremo. Immaginava che Giulio dovesse battersi in duello: che forse si fosse già battuto... che, Dio Dio, fosse rimasto ferito!... E lo vedeva in un letto... fasciato... coperto di sangue... morente!...
Il suo cuore non l'aveva mai ingannata, e pensava rabbrividendo che non dovesse ingannarla nemmeno allora.