—Noi faremo casa a parte, casa da noi, come ti ho sempre promesso: mio marito mi darà da vivere col suo lavoro.—E la Mary alzò il capo con fierezza, e un sorriso le balenò fra le lacrime a quelle magiche parole, mio marito.
—Credi... sì... forse adesso credi di poter fare quanto dici, ma poi? Il danaro, sai, è la gran piovra delle coscienze. Ti allaccierà nelle sue mille spire, ti succhierà colle sue mille bocche ogni idea di dignità e di onestà! Ricordati, non buttarti in mare se non vuoi essere presa! E ricordati che la virtù ha dei limiti, e che la colpa non ne ha!
—Oh zio, zio mio, come mi giudichi male! Come male mi conosci!—balbettò la Mary fra i singhiozzi mentre la marchesa Angelica faceva cenno all'Alamanni di calmarsi.
Ma l'altro non sentiva più freno.
—No, no, adesso ti conosco; adesso ti conosco bene! Dovevi dire invece che prima... prima non ti conoscevo affatto! Ti credevo della nostra tempra, del nostro sangue! Ti credevo capace di morire, ma non di transigere, di abbassarti, d'infangarti! Invece sei anche tu come quella matta di tua zia, senza forza, senza orgoglio, senza cuore... ossia, come tutte le donne, non hai cuore altro che per il tuo amante!
—No, zio, non sei giusto.
—Non hai memoria altro che per lui! Per lui calpesti i più sacri ricordi della tua casa, le leggi più sante del tuo dovere! Non è rimasto più nulla del tuo rispetto, della tua gratitudine, della tua tenerezza per me; non è rimasto più nulla dei diciotto anni della tua vita altro che il momento in cui ti sei imbattuta con quel maledetto che ti ha stregata! Maledetto lui! Maledetta te!
—No! No!—gridò spaventata la Mary singhiozzando fra le braccia di Angelica.
—Non si lasci trasportare così,—esclamava inquieta la marchesa,—è cosa indegna di lei!