—Lasciatemi sfogare!... Ho bisogno di sfogo! Costei, mia nipote, la figliuola di mio fratello, la figliuola di quei povero morto che è la mia religione e il mio orgoglio, costei mi ha strappato il cuore; mi ha reso insopportabile la casa, la famiglia, la patria; mi ha fatto odiare tutto ciò che prima amavo, lei compresa!

—Signor Francesco!... Signor Francesco! Non sa più come parla! Ha perduto affatto la testa!—gli continuava a dire inutilmente la marchesa.

—Che! Che! Ragiono sempre, e ragiono bene! Donna Lucrezia, in fine, non è altro che una vecchia scema; ma costei ha la testa con sè! Costei doveva capire, doveva vedere da che parte venivano i danari.

—No, non è vero. Lo giuro, non è vero, non sapevo nulla!

—Già, è naturale. Tu non avevi occhi altro che per fare all'amore col figlio del serpente; col degno erede di casa Barbetta!

—Se amo Giulio non è una bassezza, non è una viltà!—esclamò la fanciulla sciogliendosi a un tratto dalle braccia della cugina, e guardando ben fissa lo zio.—Se lo amo, se mi sento orgogliosa di amarlo, è perchè lo so degno di me, lo so degno di noi.

—Non bestemmiare! Degno di te.—Soltanto di te!

—Tu stesso, zio, mi hai fatto dire che il cuore come la coscienza ha i suoi doveri.

—Allora non sapevo che tu avessi ricevuto l'elemosina dal boia di tuo padre.