—E lo sapeva Giulio? Che colpa ne ha?—Da che siamo venuti a cognizione di questo fatto doloroso, ma al quale è possibile rimediare, egli si è forse mutato? Non è più lo stesso? E il mio cuore dovrebbe abbandonarlo perchè è uno sventurato?... E dovrei amarlo, dovrei stimarlo meno, perchè tu lo offendi?
Francesco Alamanni, a questo punto guardò alla sua volta la nipote fissamente, e sembrò scosso da quella fermezza.—Ebbene,—le disse con un altro tono di voce,—dal momento che in te c'è tanta forza... su, coraggio... per tutte le nostre memorie, per il nostro onore.... So che ti domando forse più della vita, ma non importa. Ricordati che sei figliuola di Giulio Alamanni. Tronca tutto con quell'altro e vieni via con me!
—È impossibile, zio. Il cuore, come la coscienza, ha il suo dovere.
—Ah, ah, ah! Un dovere ben facile per te!—esclamò l'Alamanni con un amaro scroscio di risa, e ritornando quel di prima.—Sta bene; così vuoi, e così sia. Noi due non ci vedremo mai più, e nemmeno io non voglio più saper nulla di te. E bada, non mi devi più nemmeno ricordare. Non voglio il tuo affetto, non voglio il tuo dolore. Sei la nuora del Barbarò: rifiuto anche le tue lacrime! Andrò lontano, a vivere di stenti, a lavorare per pagarvi il mio debito fino all'ultimo soldo, poi mi ammazzerò; ma tu non devi piangere. No, no, anzi... sei la nuora del signor Pompeo... devi ridere. Voglio che tu rida!
Angelica, vedendo pur troppo che l'esaltazione del vecchio invece di calmarsi si faceva sempre maggiore, trascinò via la Mary che avea ricominciato a singhiozzare.
L'Alamanni, rimasto solo, se ne andò subito, e la mattina dopo partì da Genova per New-York.
Partì cupo e tristo, senza più un affetto nell'anima, senza più voler credere nemmeno al cuore, nemmeno al dolore. Ma il vecchio soldato s'ingannava: ben presto il cuore e il dolore ebbero ancora il sopravvento. Quando il battello salpò da Genova era l'ora del crepuscolo, e la verdeggiante letizia della riviera italica appariva benedetta dal raggio ultimo del sole, mentre le campane dell'Ave Maria lontanissime e confuse ripercotevano un'eco sul mare. Francesco Alamanni, da prima accigliato, era diventato mesto e pensieroso: lo vinceva inconsapevolmente la seduzione dei ricordi. Il battello si allontanava sempre... la riviera avvolta dai vapori della nebbia scompariva quasi, assottigliandosi, fra l'ultima striscia purpurea del cielo, e la distesa plumbea del mare.... L'Alamanni alzò il capo... guardò... guardò fissamente... e ricordò che da quel golfo incantato, dove il mite ulivo si ammoglia alla fragranza degli aranci e alla calda vegetazione delle palme avea spiccato il volo, nella serena notte di Quarto, l'Aquila della libertà.... A poco a poco la solitudine del mare si era popolata di fantasmi. Le spade alte, le baionette in selva, i cavalli che s'impennavano e nitrivano fiutando l'odore della battaglia, e le barricate, fumanti di sangue, al primo sorgere della patria.... Poi, dopo le ebbrezze della vittoria le più care giocondità dei ritorni, e la Mary, la piccola Mary, che gli correva incontro esultante e gli saltava al collo coprendolo di baci. A tanti ricordi, a tante memorie il cuore gli ritornò a battere violentemente. A un tratto si appoggiò alla ringhiera della nave... protese il capo... puntò l'occhio... cercò... cercò fra le nebbie addensate all'estremo confine terrestre, ma la bella riva era scomparsa. Sulle onde larghe e rincorrentisi, calava vasta, silenziosa la notte.... La bella riva non l'avrebbe riveduta mai più! Allora fu preso da un impeto di amore, di dolore, di sgomento, e proruppe singhiozzando in un pianto dirotto.