II.
Il giorno stesso in cui era successo l'incontro coll'Alamanni, Angelica avea condotta la Mary con sè al Villino delle Grazie... come lo zio Diego, sempre galante, avea battezzata la sua casa di campagna presso le brughiere lombarde, tra Somma e Gallarate, dopo che era stata abitata dalla bella marchesa. E appena giunta al Villino delle Grazie la Mary si trovò subito bene, e si consolò presto. Il cugino Alberto la riconobbe, l'accolse dimenandosi vivamente e gridando di gioia. Ormai il marchese non era più altro che mi ammasso informe di carne gonfia e torpida che riempiva tutta la carrozzetta, e in cui non era quasi rimasto di vivo altro che lo stomaco.
—Tata! Tata!... Tata bellinetta!... Bellinetta Tata!—e per un pezzo continuò a gridare e a ridere scrollando il faccione tondo, paonazzo, e salutando la Mary con tutte le smorfie dei bimbi. In fine, quando la sua gioia chiassosa si fu un po' chetata, le mostrò tutte le calzette a maglia fatte da lui medesimo, e che custodiva gelosamente in un cestino che teneva sempre sulle ginocchia.
—Belle bellesine!... Belle bellessine!—Poi prese una calzetta già incominciata e, stentatamente, infilati i ferri nelle dita gonfie e rattrappite, volle insegnare alla Mary come si faceva a lavorare, il che era, da parte del marchese Alberto, la maggior dimostrazione di simpatia.
Per altro non furono le liete accoglienze del cugino che consolarono così presto la buona fanciulla; fu la presenza di Giulietto Barbarò, il quale si era recato a passare la convalescenza e ad aspettare il giorno delle nozze a Nuvolenta, un paesello nelle vicinanze del Villino delle Grazie. E anche Giulietto, invitato dall'Angelica, era venuto subito in casa; ma con lui il marchese Alberto fu di ben altro umore.
—Appena l'ebbe veduto cominciò a strillare, imitando l'abbaiare dei cani:—Via! Via! Bouf! Bouf! e gli scagliò contro furiosamente il cappellone di paglia e il fez che portava sempre in capo, uno sull'altro; poi vedendo che il giovanotto restava lì confuso, senza risolversi ad andar via, si strinse al petto, pauroso che glielo rubasse, il cestino delle calze, e mettendosi a piangere disperatamente chiamò la moglie in aiuto.
Angelica accorse, e per farlo quietare lo minacciò alzando il dito scherzosamente. Ma il povero scemo, che adesso con lei era sempre docile e affettuoso anche quando faceva il diavolo a quattro con tutti gli altri della casa, questa volta non le dette retta, e seguitò a piangere e a strillare.
—Via!... via!... bouf!... bouf!...
Giulietto dovette scappare, e gli fu consigliato di non lasciarsi più vedere. Ma era facile lo schivare la carrozzetta del marchese continuando pure a frequentare il villino. Quando non dormiva, il marchese ciangottava ad alta voce anche da solo, e si sapeva subito dov'era. La sera era sempre a letto. A metà pranzo si addormentava, e russava già mentre lo portavano in camera. Poi... poi i due fidanzati s'incontravano spesso anche fuori del villino, nei folti viali di pini che in quel punto circondavano la brughiera.
L'amore nasce dal sorriso, ma vive di lacrime, e i due giovani, dopo tanto che avevano sofferto l'uno per l'altro, si amavano assai di più.