Cocle.
E poi?
Ferdinando.
Ah, Monsignore!... Monsignò!... Io non so se è nu peccato... spesso spesso mi pare che... Quando sono calmo, tranquillo... no, ma... certi giorni, ho paura...
balbettando
Ho paura! Ho paura! L'avevo giurato... poi... ho mancato! L'avevo giurato alla povera Maria Cristina, al letto di morte... «Sangue no! Sangue no!» Li vedo, li vedo, Monsignò... Li vedo... i petti squarciati dalle palle... gli occhi vitrei... le bocche contorte... giovani... vecchi... donne... adolescenti... Monsignore... Monsignò! Oh, tutti quei morti! Tutti uniti! Tutti insieme, tutti addosso! È orribile. Mi soffocano!... E poi lei!... Mia moglie... Maria Cristina... «Sangue no!» Lo avevo giurato! Sangue no! Mi pento! Mi pento!
Mi sono pentito! Ho posto un limite alle condanne! Sì, sì! Spenta la ribellione della Sicilia, quando si trattò di domare i moti degli Abruzzi, delle Calabrie, ho imposto io, ho telegrafato io ai giudici delle Commissioni militari, di non fucilarne impiccarne mai più di dieci...
Cocle.
E non mai meno di sei!
Ferdinando singhiozzando, abbandona il capo sulle ginocchia di Cocle.