Dal figliuolo si era lasciato indurre una sera ad entrare al caffè Biffi: passeggiavano da un pezzo sotto la Galleria, quando ad un tratto Giacomo scorse seduti ad un tavolino del caffè alcuni suoi antichi condiscepoli dell'istituto tecnico, e tutti volontari di cavalleria.
Come avrebbe potuto il signor Daniele trattenere quel diavolo di Giacomino, che senza alcun riguardo si era buttato allegramente fra le braccia dei compagni?
—Addio, Moretti!
—Oh, Trebeschi!
—Cosa fai?
—Come stai?
—Sono in cavalleria!
—Anch'io quest'inverno! Anch'io entro in cavalleria!—Ma, per il momento, entrarono invece nella, sala da biliardo, dopo aver traversato rumorosamente il caffè, urtando la gente… e il signor Daniele dietro, trasognato, meravigliato per la disinvoltura e la baldanza del figliuolo.
—Permettete? Facciamo le presentazioni: mio padre.
E Giacomino, con signorile eleganza, appoggiandosi ad una stecca di biliardo, fece tutte le presentazioni speditamente e coi dovuti inchini, mentre il buon Daniele sorrideva come uno stupido e s'imbrogliava nello stringere tutte quelle mani.