Pardon messieurs, pardon mesdames, due fauteuils di prima fila, s'il vous plait!

IV.

Il signor Daniele era sempre rannicchiato nel cantuccio buio del fondaco; pure, al ricordo di quel suo primo ingresso al Dal Verme, si sentì come avvolto da una gran luce allegra e calda: la folla muta gremiva il teatro: l'orchestra sonava in tono lamentevole la Stella confidente.

Gladiator, montato all'alta scuola da madamigella Fanny, eseguiva il «passo spagnuolo».

Gladiator, come spiegava il manifesto, era il «famoso stallone arabo, regalato alla Stella del Circo Stanislao da Mohamed-pascià»,

—Sediamoci?—aveva detto Daniele a Giacomino, subito quando, a furia di gomitate e di spintoni, erano arrivati ai loro, posti.—Sediamoci?

Il signor Daniele, alla vista di madamigella Fanny, così esposta al pubblico, nell'amazzone nera, attillata, a cavallo di Gladiator, aveva provato come un barbaglio, un senso misto di confusione, di gelosia e di timidezza vereconda: non voleva, non osava guardarla: gli pareva che, seduto, sarebbe stato più nascosto e tornò a domandare al figliuolo:

—Sediamoci?

—Oh! Oh! C'è tutto il Nizza cavalleria!—esclamò Giacomino, che aveva visto gli ufficiali prima ancora di madamigella Fanny, e di corsa, saltando lo steccato e attraversando l'ultimo tratto della pista, andò a salutare il capitano Braganza, un suo amico del caffè Biffi.

—Che fai?….. Che fai?….. Giacomino! Giacomino!