Si riservava di fare al figliuolo una solenne paternale per la strada; e infatti, mentre camminavano in via Lentasio per sbucare a porta Romana, ne rimuginava l'esordio, quando a un tratto Giacomino, prendendolo a braccetto colla sua solita monelleria affettuosa, sparò il colpo a bruciapelo:
—Mon père, andiamo al Dal Verme?
—Sei matto?… Siete matto!
E Daniele che aveva pensato tutto il giorno a quel teatro, appunto perché non ci voleva pensare, si staccò a viva forza dal figliuolo.
—Siete matto! È ora di finirla! Dovreste imitare il mio esempio!
Lavorare! Andare a letto!
—Allora dammi i denari! andrò io solo—rispose Giacomo arrabbiandosi lui pure, ma sul serio.—Ho dato la mia parola e non voglio mancare. Non voglio aver osservazioni dal signor Richard. Non sono più un bimbo, sono un uomo.
Che c'è di male? Meglio al teatro che in una bisca!—E, borbottando e gesticolando, continuò a camminare in fretta verso il Dal Verme, mentre il signor Daniele, curvo, muto, gli teneva dietro per non saper che fare, per non lasciarlo andar solo, per paura che gli scappasse.
E così Giacomino sempre innanzi, il signor Daniele sempre dietro, si trovarono alla porta del teatro.
—I denari per i biglietti—intimò il giovinotto fermandosi su' due piedi.
L'altro cercò di qua e di là il portafogli, con una lentezza da far disperare; infino lo trovò, lo apri meticolosamente e non meno meticolosamente scelse il più sudicio fra i biglietti da dieci lire… durò un pezzo a fregarlo colle dita per assicurarsi che non erano due. Poi, scrollando la testa, seguì un po' alla lontana il figliuolo… e finì col sorridere ancora di compiacenza, vedendo come sapesse farsi largo fra la calca fino al finestrino.