Dopo aver parlato di cavalli, parlarono di scherma. Un'altra gran passione di Giacomino: ora peraltro non poteva esercitarsi come avrebbe voluto, perché alla palestra non si dava se non una lezione alla settimana.

Il signor Richard gli promise allora d'insegnargli un colpo straordinario: un colpo, col quale a Parigi aveva; passato da parte a parte un certo conte Brakonine, un russo, che si era permesso con sua sorella certi modi che non gli andavano. E parlando mezzo francese e mezzo italiano si voltò a raccontare il fatto al signor Trebeschi, mentre madamigella Fanny, bisbigliando pianino con Giacomo, gli dava appuntamento per la sera dopo al Dal Verme.

Il racconto del signor Richard andava per le lunghe. Aveva già consegnato due schiaffoni al conte Brakonine, lo aveva mandato a gambe all'aria nella «pista», lo aveva già passato da parte a parte più d'una volta, quando la signorina si alzò e dopo essersi fatta promettere una visita per la sera dopo al Dal Verme, cominciò a fissare il signor Daniele… continuò a fissarlo.

E mentre Giacomo impediva a monsieur Richard di pagare, essa strinse la mano del babbo due volte con tanta forza, che il pover'uomo ne rimase scombussolato.

Bonsoàr, madamoasèl!

Il signor Daniele non seppe dir altro.

Per tutto il giorno dopo il brav'uomo fece il muso lungo con Giacomino, modi bruschi, poche parole condite col voi a tutto spiano; cercava insomma di imitare la cera ed il farà imperioso della moglie.

Ma l'altro non se ne diede per inteso; dopo cena, dietro le spalle della madre che, stanca del viaggio, cascava dal sonno, continuava a strizzar l'occhio e a far l'atto di tirare un colpo colla stecca.

Daniele era sulle spine, temendo che sua moglie si accorgesse di tutta quella mimica.

—Sì!… ho capito!…—diceva Giacomo sottovoce—appena la mamma sarà andata a letto.