Maddalena a un tratto ebbe un impeto di collera; gli afferrò il ciuffo dei capelli arruffati, lo scossa violentemente, poi lo spinse fuori dall'uscio.
—Va via!… non mettermi al punto di commettere uno sproposito.
E colla voce soffocata, tremando anch'essa, ma di rabbia, chiamò un facchino e lo mandò alla posta colla lettera per il signor Rosasco.
In un momento, la gran notizia si sparse per tutto il fondaco: la signora Maddalena voleva scacciare di casa Giacomino, voleva imbarcarlo.
Era lo stesso signor Daniele che andava in giro a raccontarlo a tutti, e colla speranza di acquistare maggior coraggio sentendosi dar ragione.
—Sì—concludeva—prima che mio figlio mi sia strappato dalle braccia per essere imbarcato, devo esserci anch'io: non ho forse diritto di non volere? Non dovevo oppormi?
Tutti gli rispondevano di sì e il signor Daniele si era messo a gridare, a smaniare, a predicare anche lui, come faceva sua moglie; ma quando la vedeva in distanza tirava di lungo e si perdeva nel fondaco, non bastandogli il cuore di affrontarla una seconda volta.
La sera, a cena, Giacomino non comparve: era rimasto tutto il giorno chiuso in camera sua, aveva pianto, si era sfogato, e adesso aspettava la notte, quando tutti fossero addormentali, anche il babbo, per scappare solo, colla notizia del suo imbarco, da madamigella Fanny.
Chissà? Se riuscisse a commuoverla? a toccarle il cuore colle sue disgrazie? Chissà?… Almeno un bacio?… Saperlotte!
A cena la signora Trebeschi non vide altro che musi lunghi: la rivolta era muta, ma generale.