Il signor Trebeschi era stato messo alle strette. Quell'altra cambiale da rinnovare, quella colla firma del Richard e del signor Giacomo, era in scadenza, non c'era tempo da perdere.

Maddalena mandò subito a chiamare il Facchinetti per avere la cambiale, ma era già stata girata alla Banca Popolare.

—Alla Banca! La firma Trebeschi!—Daniele Trebeschi—alla Banca
Popolare, sotto quella di Facchinetti!

Era il disonore, il discredito della ditta Monghisoni; e in quei giorni di crisi, col timor panico da cui era preso il commercio per tante disgrazie, per tanti fallimenti, che nessuno avrebbe mai preveduto, bastava un nonnulla, una voce sinistra, una cattiva informazione, per mettere in allarme la gente e poi portare alla rovina.

Infatti, alla Banca Popolare qualcuno del Comitato di sconto, trovando quella cambiale con Facchinetti traente e Daniele Trebeschi accettante, aveva fatto molti commenti e punto favorevoli.

Si fa presto a perdere il credito.

La signora Maddalena, a quel colpo, non strepitò; non fiatò nemmeno. Stordita, accasciata, si lasciò cadere di peso sul vecchio canapè dello. scrittoio, borbottando:—La peste! La peste! Doveva essere il flagello della casa, di tutti: me lo merito; era destino.—E non disse più altro. Soltanto, dopo mezz'ora buona di raccoglimento, quando cominciò a riprender fiato, mandò in cerca del signor Mauro Piazza.

Questi era un lontano cugino di suo padre; l'unica persona colla quale essa si consigliasse qualche rara volta, nei momenti più difficili, perché il Piazza le dava sempre ragione, e la ammirava estatico per i suoi danari, per la sua testa e per la sua bellezza rigogliosa.

Lee e poeu pù!—Era questo il motto, il saluto, la conclusione del signor Mauro.

Maddalena rimase seduta nello scrittoio ad aspettarlo. Gian Maria, Temistocle, i commessi una frotta di gente, correvano in su e in giù, gridando, chiamando, abbaruffandosi, in quel continuo caricare e scaricare, in quel fracasso, in quel tramestìo del fondaco; ma la signora Maddalena. non badava a niente, non sentiva niente; coll'occhio sempre fisso verso l'uscita di strada, aspettava il signor Mauro. La Cammilla le portava lettere, conti, bollette: essa non guardava nemmeno, appena le faceva cenno col capo di metterle tutta sul banco, nello scrittoio.