La signora Maddalena sguinzagliò di qua e di là tutti i suoi segugi, agenti, sensali, compari, e questi, in breve tempo, facendo cantare il famoso cameriere del Caffè del Teatro, interrogando l'orefice, e via via seguendo le orme di Giacomino fin dalla portinaia dei Richard, riuscirono a sapere la verità; e anche più della verità.
Quella tal Fanny era una francese, una delle prime cavallerizze del circo Stanislao.
—E Giacomino?… Il Trebeschi?
—Era il suo amante. La cavallerizza aveva piantato, per il giovanotto, nientemeno che il generale: un principe, un milionario.
—E l'altro Trebeschi? Il signor Daniele?
—C'era cascato anche lui, per pagare i debiti. Padre e figlio ne avevano fin sopra gli occhi, erano in mano degli usurai; di uno specialmente, il peggiore di tutti, un certo Facchinetti.
Il Facchinetti?…—Quella gente, quei sensali, quei compari, erano tutti pane e cacio col Facchinetti. Andarono da lui, direttamente, e in un batter d'occhio la signora Trebeschi-Monghisoni fu messa al corrente di tutti gli amori, di tutti i pasticci del figlio e del marito, ed anche della famosa cambialetta di tremila lire colla firma del signor Daniele.
—La firma di Daniele? Impossibile: non è capace, certo quello scellerato di Giacomo—Giacomo!—lui, giurerei, ha falsificata la firma.
No. Le dissero che il signor Daniele aveva firmato di suo pugno, proprio di suo pugno, dal Campari.
—Dal Campari?… In pubblico?…