—Parlerò oggi stesso col mio avvocato—rispose Mauro Piazza—l'avvocato Rossetti, un bravissimo avvocato. Sempre ai suoi comandi, signora Maddalena—e le posò sulle ginocchia la mano rossa e gonfia.

—Ecco… intanto… bisogna aspettare che sia maggiorenne—borbottò
Daniele, a testa bassa, strappandosi i pelolini dei calzoni.

—Ci manca poco. Io, sempre io, devo preveder tutto e prevenir tutto, in tempo debito. Quando il signor Giacomo compirà i ventun'anni, egli, sarà già chissà dove, speriamo, molto lontano; ma in ogni luogo, anche in capo al mondo, se gli si lascia un giorno solo, può compromettere il nostro nome. Lei, signor Mauro—il signor Mauro continuava ad approvare ogni parola dondolando il capo—lei lo condurrà a Genova domani stesso e lo consegnerà a quell'individuo che io poi le indicherò, maa—e tirò lungo il ma, che non finiva mai,—maa tenga bene a mente, o guai a lei!:—nessuno deve saperne niente.

Il signor Mauro giurò che non avrebbe aperto bocca.

—Nessunissimo—ripetè Maddalena.

—Nemmeno suo padre? Nemmeno suo padre?—esclamò di scatto Daniele balzando sulla seggiola, e drizzando verso il signor Mauro, giacché non osava di guardar la moglie, il naso affilato, lucente di sudore e di lacrime.

—Voi…—proruppe la signora Trebeschi, ma poi, con uno sforzo brusco, mordendosi le labbra e i baffetti, riuscì a contenersi—voi—riprese con calma studiata—siete qui per ascoltare, non per parlare. Voi non avete più voce in capitolo—e sgranando gli occhi e fissandolo come se lo volesse mangiare, ripetè:—in nessun capitolo!

—Sempre… sempre potrò… potrò parlare—balbettò Daniele con parole strozzate che gli uscivano dalla gola come singhiozzi—sempre… sempre quando si tratta di mio figlio… di… del… del mio sangue.

Maddalena si alzò di colpo; non si reggeva più; non poteva più star ferma.

—Signor Mauro.