Il Casalbara continuò a sorridere.
—Se dovrò battermi col vecchio, lo risparmierò. Al caso, mi lascierò anche ferire…. leggermente.
Si sentiva bene. Era cessato il mal di cuore: era una bella giornata; erano scomparsi anche i reumi, e mentre Andrea, il vecchio servitore, ammesso ai segreti de' suoi amori e de' suoi cosmetici, gli cingeva attorno alla vita la fascia a maglia, con gli ossicini di balena, il Casalbara, tutto rapito coi pensieri dietro alla bella fanciulla, canticchiava "il caro ideal."
"Io ti seguii com'iride di pace
Lungo le vie del Cielo…."
—Stringi, Andrea!
Andrea tirò forte, tutta la cinghia: il pero epatico sparì di colpo, ma anche "l'Ideale" restò interrotto. Il Casalbara, diventato violetto, soffocava…. Era stata l'impressione del primo momento; poi ricominciò a respirare e ripigliò il canto, sebbene colla voce più tremula e più sottile:
"Torna, caro ideal, torna un istante
A sorridermi ancora…."
Quando il Casalbara andò dalla Schönfeld, anche questa era appena alzata: fu ricevuto nella camera da letto, dove la cantante stava pettinandosi. E lì, subito, cameriera e padrona, cominciarono a gridare, a strapazzarlo.
—Cos'ha fatto a quella povera signorina!—strillò la cameriera.
—Vous êtes un mauvais sujet!—esclamò a sua volta la Schönfeld mezzo in collera, mezzo ridendo.