La finestra si spalancò per un colpo furioso di vento: nella contrada, lontano, sbattevano, echeggiando le imposte: un lampo, un fragor lungo, uno scoppio, un tuono terribile, e subito la pioggia cadde a dirotto, scrosciante.

XV.

Ecco il grande manifesto che tappezzava le vie di Milano.

LA NAVIGAZIONE CISALPINA.

Cittadini!

L'Italia che ha dato al mondo latino i superbi acquedotti, che ha congiunto Roma al Tirreno, che ha scavato fra le pianure dell'estrema Europa il Vallo di Trajano; l'Italia che ha dato alla civiltà moderna la diga di Malamocco, che ha prosciugati i suoi laghi, fecondate le sue maremme; l'Italia dalle grande conquiste dell'intelligenza, del lavoro, del raccoglimento e della pace; l'Italia nostra sta per conseguire una nuova vittoria, per assurgere a nuove grandezze.

A Parigi, alla Francia, giustamente orgogliose di un Ferdinando di Lesseps, Milano, Venezia, l'Italia, contrappongono, parimenti orgogliose, un nome, un uomo, non meno insigne e benemerito nella sua modestia operosa: Il capitano Fara-Bon. Un nome, un uomo sorto da quel popolo che ha dato con Giuseppe Garibaldi il genio eroico dell'azione, con Cavour e con Mazzini il genio "come la luce provvida" del pensiero.

Il secolo XIX riassumerà la sintesi della gloria di Suez e del Panama, con una gloria italica:

La Navigazione Cisalpina.

È questo il Sodalizio fecondo e ardimentoso che intende affratellare il Genio, la Scienza, il Capitale; affratellarli in un fascio di energie e di risorse nuove, rinnovellate.