Poi barcollò e gli cadde addosso.

—Perchè piange così? Perchè piange così?—continuava a domandarle il Laner teneramente, affettuosamente, accarezzandole i capelli, baciandole le mani, e baciando ancora, farneticando dietro a "quell'altra", la giacchettina blù.

Evelina, a sua volta, non poteva più frenarsi. In un trasporto di tenerezza, di singulti, di lacrime lo scongiurò di salvarla, prima di partire, prima di abbandonarla per sempre; salvarla per carità! o lei faceva uno sproposito, si buttava dalla finestra!

…. Parlasse, quella sera stessa, parlasse alla sua padrona così buona, perchè la prendesse con sè. Nora la odiava, la detestava, le aveva messo contro lo zio Matteo, l'aveva fatta strapazzare, maltrattare. E quando Nora fosse maritata, non voleva, non poteva restare in casa lei sola, in mezzo alla tresca vergognosa dello zio colla Gioconda, con quella servaccia che tutti i giorni diventava più sfacciata, più cattiva, più insolente!

—Lo prometto, lo prometto! Stasera stessa parlerò. La padrona la terrà certo con sè. Ma non pianga così. Si calmi! Potrà combinare, fissare di restar qui. La padrona sarà contentissima. Fra poco…. resta libera la mia stanza….

—Sì! sì!—esclamò Evelina tremante, vibrante, trasfigurata, con un'altra voce, con un'altra espressione.—Sì! sì!… Sempre! Quando lei, Pietro, non ci sarà più, almeno vivere qui, morir qui, sempre, sempre!

Ma poi, come tornando in sè, spaventata e vergognosa di ciò che aveva detto, del segreto, del "segreto suo" che le stava per sfuggire, si ritrasse allontanandosi. Il Laner, più pronto, le prese la giacchetta. Evelina fece uno sforzo per divincolarsi, e la giacchetta, dagli occhielli logori, si sbottonò d'un colpo: sotto, non aveva che la camiciuola di mussola leggera, scollata. In quel buio, apparì il bianco del collo, il bianco del seno. Pietro commosso, acceso, esaltato, sporgendosi con un piede giù dal letto, cingendole con un braccio la vita esile, strinse Evelina fortemente, appassionatamente…. La faccia, la barba lunga, ispida, toccò, il collo, il seno ignudo…. Sussultando, arrossendo, Evelina gittò un grido, un riso folle di piacere. Si buttò sul letto di colpo, serrandosi con uno spasimo convulso addosso a Pietro. Lo avvinghiò col corpo magro, serpentino; lo baciò come una pazza sugli occhi, sulla bocca, sul petto, soffocandolo col fiato caldo, mormorando parole rotte dai singulti, dai tremiti:

—Prendimi, prendimi, prendimi!

Cercò, trovò la mano madida del convalescente, la strinse, l'accarezzò, si accarezzò tutta con essa ridendo, rabbrividendo, tenendola amorosa, premendola forte sul piccolo seno balzante, anelante….

—Prendimi, prendimi!… Sono sola! Sono libera di me! Sono padrona di me! Voglio esser tua! Lo voglio io! Fammi morire…. morire tua…. Voglio…. voglio…. tua….