Membri del Comitato

Dott. cav. PIO CALCA, Possidente; avv. comm. PASQUALE TODDO-BERTÙ,
Deputato; barone comm. VINCENZO LO FORTE DI SANTA TRINITA,
Deputato; PIETRO LANER, Possidente-Pubblicista; AMBROGIO VERGANI,
Industriale; CAMILLO BERETTA, Banchiere; marchese comm. GIAN
FRANCO DURANTI, Possidente; SERAFINO CARLI, Possidente; FRANCESCO
PALAZZOLI, Costruttore; NAPOLEONE SALVALAJ, Pubblicista; cav.
MARCO SALÒ, Imprenditore; GIOVANNI BIZZARELLI, Ragioniere; BLASE E
PAOLY (Losanna), Agenti di Pubblicità.

Questo grande manifesto, la prima emanazione del nuovo Comitato, per poco non fu causa che mandasse a monte l'impresa.

Ma come?… Era forse il manifesto che avevano tanto discusso e finalmente approvato tutti insieme, nella sala del ristorante Canetta?… Tutti insieme, meno il Toddo-Bertù e il Santa Trinita, ai quali Cantasirena aveva scritto, poi telegrafato a Roma per avere l'adesione e la firma. Ma come? Erano stati burlati, mistificati, ingannati! E ognuno dei soscrittori si sentiva compromesso, e minacciava, voleva dare assolutamente le proprie dimissioni.

Il marchese Tolomei protestava indignato. Aveva finito coll'accettare la presidenza del Comitato soltanto dopo aver avuto l'assicurazione formale che il duca di Casalbara aveva a sua volta accettato di esserne il presidente onorario!… Quel Cantasirena era dunque un uomo di malafede, un mistificatore!

Il conte Bobboli, il Fontanella, il Brunetti, erano non meno furibondi per il carattere anonimo e cooperativo che il segretario generale, di motuproprio, aveva impresso alla società. E Pio Calca?… Pio Calca avrebbe certo avuto dispiaceri per l'ultimo inciso, per quel Roma intangibile. Figurarsi i suoi parenti, e sua madre….—soa mader!—Quel Cantasirena era un matto! Un imbroglione!—E Pio Calca, piccolino, biondino, con una vocetta stridente da musico in convulsione, gesticolava scalmanato, spiritato, gridava coll'uno, coll'altro per giustificarsi, per difendersi.

—È un'indelicatezza! Una sconvenienza! Doveva aver riguardo per mia mader, che ha già preso cinque azioni, per me…. e anche, in certo modo, per i mee pajsan! Chi ha un gran patrimonio, come il nostro, quasi tutto in terreni, Domeneddio deve tenerlo in piedi, al suo posto…. anche per i pajsan! E poi di noi due la più ricca è sempre mia mader e sarebbe una vera pazzia il mettersi in urto per sciocchezze inconcludenti come il credere sì o no in Domeneddio, o il voler restare a Roma più o meno!…

E anche Pio Calca, arrabbiatissimo, avrebbe voluto dare le dimissioni da membro del Comitato. Avrebbe voluto, perchè se aveva paura per soa mader, per la parentela, per i pajsan…. era inquieto anche per via di Matteo Cantasirena, il quale con Pio Calca alzava subito la voce e minacciava di portare la quistione sul terreno personale.

—Per me, tanto, mi batterei anche dieci volte! Ma non posso farlo per le idee di mia mader! Impossibile!… Sarebbe capacissima di lasciare tutto il suo alla chiesa o all'ospitale!

In quanto al Cantasirena, egli se ne infischiava allegramente delle proteste e delle minacce. Ormai li aveva nelle mani, presidenza e membri del Comitato, prefetto e governo, e anche i piccoli pesciolini, come il Vergani, il Beretta, il Palazzoli, il Bizzarelli che si erano lasciati indurre a metter la firma, per correr dietro ai propri denari, e adesso per paura di perderne degli altri, gli obbedivano ciecamente e ciecamente votavano per lui.