Matteo Cantasirena nella costituzione del Comitato promotore aveva avuto la mano abbastanza felice. Trovato irremovibile il Casalbara, che alle sue continue insistenze perchè accettasse la presidenza onoraria, aveva risposto, seccato, con uno di quei—no—che non ammettono replica, era riuscito a trappolare il Tolomei, che se non era simpatico e popolare come il Casalbara, era altrettanto influente e risonante di titoli. Era, nientemeno, che il capo del partito radicale a Castellanzo e a Primarole: una reliquia autentica dell'aristocrazia in malora, che si era buttato rabbiosamente fra le braccia dei democratici, perchè la gente del suo mondo gli avea voltato le spalle, omai ristucca di aprir la borsa.
—Bisogna cominciare sul momento l'azione e l'attacco,—aveva detto al prefetto Matteo Cantasirena.—Bisogna cominciare gli studi, i lavori per la "Cisalpina" molto prima che la lotta elettorale abbia preso il campo, e bisogna mirare dove l'avversario è più forte. Il marchese Tolomei è il grande elettore del Bonforti e del Ghirlanda?… Ebbene, per disorientare, sgominare l'inimico, è alla merlata rocca tolomea, che bisogna tirare il primo colpo!
—Sicuramente!—aveva risposto il Prefetto,—il poter conquistare il
Tolomei farebbe buona impressione al Governo.
Il viso tondo, scialbo, dalle fedine rossicce, dell'alto funzionario rimaneva sempre impassibile, impenetrabile. Soltanto quando profferiva quella parola—Governo,—nell'occhio cerulo, improvvisamente immalinconito, errava, spirava l'amarezza triste dei rassegnati.
—Capisce, commendatore? Sono già d'accordo col Fontanella: si compera il palazzo Tolomei a Primarole…. una topaia, mezzo disabitata. Pagandola bene, specialmente pagandola subito, facciamo entrare il Tolomei nel Comitato, lo facciamo presidente, e il palazzo Tolomei, restaurato alla bell'e meglio, diventa la sede della Direzione generale degli studi per la Navigazione Cisalpina, dalla quale si stende una gran rete d'interessi e di interessati, su tutta la zona dei due collegi. Anche su di ciò siamo d'accordo io e il Fontanella. Gli studi devono procedere febbrilmente, colla maggiore alacrità e senza risparmio. Il risparmio, nel movimento delle grandi imprese, è sempre stato la tomba del capitale! Un corpo di venti ingegneri!… Cinquanta assistenti!… Tutta gente del luogo, il Tolomei alla presidenza…. e abbiamo vinto!
—Sicuramente.—E il Prefetto, lì per lì, promise i fondi per un giornaletto elettorale "Le Risorse Italiche."
Il Tolomei non aveva accettato che ad una condizione: che il Comitato non avesse colore politico…. e per esser tranquillo e convinto di ciò, bastava notare e far notare com'era composto. Il marchese Tolomei, radicale, e Pio Calca, clerico-moderato: il Salvalaj, socialista, e Marco Salò, protezionista; Pietro Laner, trentino, scrittore di prima forza, poeta di prim'ordine, irredento sfegatato, e il marchese Duranti, un ex devoto dell'Austria. E siccome appunto il Tolomei brontolava per l'inclusione del Duranti, Matteo Cantasirena gli faceva capire che aveva torto.
—Caro Tolomei: gli uomini sono mutati e anche il valore delle parole. Austriacante non ha più lo stesso odioso significato. In mezzo alla confusione dei partiti nuovi, della gente nuova, delle nuove scuole, delle nuove teorie e delle nuove follie, austriacante, ha, direi, alcunchè dell'austero, dell'antico, dell'aristocratico, del finanziariamente solido….
—Ma…. il Casalbara? C'è o non c'è? Se c'è lui, ci sto anch'io, se no, no!
—Giovanni?… Mio nipote?… Più che nipote, figlio direi quasi di elezione e di affetto?… Eccolo qui.—E gli fece vedere la prima minuta del manifesto, col duca di Casalbara presidente onorario.