Allora il Tolomei accettò la presidenza effettiva, e accettò anche una forte anticipazione sul palazzo di Primarole…. e però quando il nome del Casalbara non apparì sul manifesto, il Tolomei non potè più ritirarsi.

Così il conte Bobboli: costui non pensava che a godersi in pace i suoi milioni, e sopratutto a vivere all'ombra, quietamente, schivando ogni rumore, dando sempre ragione a tutti quanti, per la tema di poter essere tirato in ballo anche nella più piccola quistione.

Ma ecco, un bel giorno, legge sulle Risorse Italiche la gran notizia che gli elettori di Primarole, "gli elettori della libertà nell'ordine", lo vogliono portare contro il Bonforti, "un rumoroso atleta dello scandalo, un furibondo iconoclasta di ogni più pura immagine del patriottismo nazionale."

Fu una mazzata sul capo. Il Bobboli traballò, gli sembrò che il terreno gli mancasse a un tratto sotto i piedi, e scrisse subito al giornale che non voleva saperne di deputazione, che era malandato in salute, che partiva subito per Parigi! Ma in risposta gli capitò una lettera misteriosa di Matteo Cantasirena colla quale lo pregava di passare in giornata al "Le Risorse Italiche" per il decoro, l'interesse morale del partito, riverberantesi sulle istituzioni.

Il conte Bobboli si precipitò all'ufficio del giornale, tutto rosso, sconvolto, sossopra: sossopra anche il parrucchino di solito così leccato e lucente.

Il direttore lo accolse con gran sussiego:

—Scusi, caro conte, il disturbo; ma è certo che il suo rifiuto inaspettato, inesplicabile….

—È inesplicabile, inaspettata l'offerta!… Io non ho mai domandato altro che di restar tranquillo.

—Tranquillo lei? L'uomo dalle grandi imprese, dai grandi affari, dalla vita avventurosa, regale, anzi diremo, vice-regale?—E Matteo Cantasirena sorrise, socchiuse gli occhi.—Non sarà; ma è pur certo che il rifiuto sembrerà strano; avrà quasi l'apparenza di una ritirata, susciterà commenti, indiscrezioni.—E Matteo Cantasirena tornò a socchiudere gli occhi, ma soffiando e sospirando.—Io dovrò difenderla, indirettamente, dovendo difendere l'uomo scelto dal nostro partito, il gentiluomo beneviso in alto luogo; e, prima di impegnarmi in una lotta fierissima, usque ad finem, mi necessita la piena conoscenza dei fatti.—E qui, Cantasirena con un'aria da giudice istruttore gl'indicò la seggiola di faccia, dall'altra parte della scrivania:

—S'accomodi.