Da rosso, il povero Bobboli era diventato pallidissimo.

—No…. no…. Non voglio lotte, non voglio polemiche! Io non accetto la deputazione perchè la politica non è affar mio, perchè non so nemmeno parlare….

—Il deputato che ci occorre oggi è il rara avis: è quello appunto che sappia tacere.

—Ma che io…. non sia più padrone della mia libertà?

—Nessuno può vantarsi libero in un paese sinceramente libero. Guardate l'America!

Vi fu un lungo silenzio.

—"Calomniez"—riprese poi Cantasirena,—"il en restera toujours quelque chose!"—E avvicinando il faccione sfrontato e scrutatore alla faccia allibita del candidato di Primarole, domandò colla voce cupa, penetrante:—Lei conosce bene la leggenda egiziana, che corre per il mondo?

—Chi può far ta…. tacere le canaglie?—balbettò l'altro senza fiato.

Matteo Cantasirena lo fissò, continuò a fissarlo. Con una mano si accarezzava la barba lunga, fluente: coll'altra, tesa sulla scrivania, suonava il tamburino colle dita, sempre più forte, con un'irritazione, una minaccia crescente…. E intanto lo fissava, continuava a fissarlo.

Il povero Bobboli-beì in quell'occhio acuto, luccicante, in quel viso severo, minaccioso, vide riapparire, ritornare a galla, tutto il suo passato…. Il traffico dei neri…, il commercio delle bianche…. le cambiali…. la rovina d'Ismail pascià. Allora, sentendosi perduto, perdette la testa; ebbe paura dei morti, paura dei vivi, paura, più di tutti, di Matteo Cantasirena, e per ciò gli si abbandonò nelle mani senza nemmeno venire a patti.