Invece, per risolvere la madre di Pio Calca a permettere al figliuolo di portarsi deputato e ad inscriversi fra i promotori della "Cisalpina", furono messi in moto tutti i preti dei due collegi, con monsignor Meneguzzi alla testa. L'architetto Fontanella avrebbe comperato, per conto della Società, certi fondi della fabbriceria di Castellanzo, che non rendevano un soldo, e provveduto al restauro, colla fondazione di una messa, per i lavoranti e gli operai, di una certa chiesa detta di San Vicenzino…. grave oggetto di scandalo per tutti i devoti.
Figuriamoci! L'aveva presa in affitto un prete spretato, fattosi pastore protestante, e vi teneva le sue adunanze, le sue conferenze per la propaganda evangelica!
E così era cominciata la lotta elettorale e così cominciava a diffondersi, a prender piede e a prender corpo la Navigazione Cisalpina e si raccoglieva attorno a Matteo Cantasirena tutta una schiera, tutto un esercito, tutta una popolazione d'interessati.
Oltre al Tolomei, al Bobboli, a Pio Calca, oltre al marchese Duranti—che dopo aver rinnegato Cantasirena quando ormai lo credeva liquidato e morto, adesso, per riamicarselo, comperava le azioni della "Cisalpina"—oltre al Brunetti, al Vergani, al Bizzarelli, si mettevano in moto, si agitavano tutti i parenti e i dipendenti di costoro. E i radicali che lavoravano per il Tolomei, e i clericali che lavoravano per Pio Calca, e gli avversari del Bonforti, che volevano ad ogni costo il conte Bobboli!… Poi i venti ingegneri, poi i cinquanta assistenti, poi tutti gli altri che avevano da guadagnare, da lavorare, da sperare nella "Cisalpina" e anch'essi, alla lor volta, colle loro famiglie, i loro amici, le loro aderenze. E da una parte il prefetto e gli agenti del Governo, e dall'altra i sindaci, i comitati, le associazioni…. Più aumentava la folla, più s'ingrossavano gl'interessi, le speranze crescevano, si accendevano le passioni, gli odî, le guerre, le cupidige. E in mezzo a quella turba, a quella folla, l'architetto Fontanella, intrigante, strisciante, petulante; e sopra la folla, sopra tutto, Matteo Cantasirena, sempre olimpico, maestoso, sereno, sempre convinto nella giustizia della lotta elettorale, nella bontà dell'impresa, nel genio di Fara-Bon, che ritornava a fare, che continuava a fare ciò che aveva sempre fatto e disfatto: raccogliere quattrini a palate per buttarli a cappellate!
Il direttore, abbandonato l'antico quartiere, aveva preso in affitto tutto un villino in via Ricasoli. Nel pianterreno, aveva messo gli uffici delle Risorse Italiche; al piano nobile il suo appartamento, colla Gioconda innalzata al grado di governante, e Taddeo, press'a poco, a quello di maggiordomo. Di sopra, lo studio dell'architetto Fontanella, la cameretta di Pietro Laner, e il quartierino di Evelina, che viveva tutta sola, affatto ritirata, con una servetta più gialla, più brutta, più gobba di lei.
Evelina avea voluto così, e ormai era Evelina la coccola, il cuore, il grande amore dello zio Matteo. Eleonora, quell'egoista superbiosa, non si poteva più nemmeno nominare, o lo zio Matteo—non più zio per lei!—strepitava, montava in furia. La cagione di un così gran mutamento era stata la condotta di Nora, la quale s'era rifiutata di seguire i consigli, le esortazioni dello zio, non avea voluto prestarsi per indurre quel vecchio testardo di Giovanni, pieno zeppo di pregiudizi di casta, di albagia, ad accettare, nientemeno, che la presidenza onoraria della Navigazione Cisalpina! E non solo questo, ma pareva di più, che "quella bisbetica indomabile" cercasse di scavare l'abisso fra lo zio, non più zio, e il suo biondo senatore! Così, un duca di Casalbara, faceva in certo qual modo il paio con un Marco Salò di Trieste, l'unico dei firmatari del comitato promotore che dopo ricevuto il manifesto s'era incaponito a voler dare e mantenere le proprie dimissioni!
E anche alle nozze celebrate a Casalbara in forma privatissima, Matteo Cantasirena aveva avuto un contegno rigido e severo. Un solo momento di commozione alla partenza, nell'abbracciare quel povero Giovanni! Ma per lady Macbeth, niente! Era felicissimo di non rivederla più per un bel pezzo! Andasse pure a Nizza, a Parigi, a Londra…. e a Bergamo! Tanto meglio! Lui aveva fatto il suo dovere di padre, l'aveva messa a posto…. e adesso basta! Quando i suoi affari gliene avessero lasciato il tempo si sarebbe dedicato a quell'altra, alla buona, alla cara Evelina!—Oh, Evelina!—Era Evelina la sua figliuola vera, l'unica, la soave Cordelia dello zio Matteo! La bontà la rendeva piacente, la rendeva perfino bella!…—Quel Laner! Un melenso, un ignorante! Trascurava tanto tesoro di tenerezza, di poesia, di vera poesia,—altro che i suoi versi!—Mah! I contadini, i villani, misurano tutto a palmo! Ciò che ad essi fa colpo non è la qualità, è la quantità! Quell'altra, era più grande, più grossa, e gli aveva fatto più colpo!
Lo zio Matteo, in conclusione, avrebbe voluto che il Laner sposasse Evelina, non tanto per Evelina, quanto per le ventimila lire del libretto della Cassa di Risparmio.
Come tutti i prodighi, egli aveva l'avarizia, la smania di quei denari che non poteva toccare e buttar via colle sue mani. La somma sborsata dal Casalbara per pagare il Laner, la considerava sua, per la ragione che era suo il debito; e impiegata al tre per cento, per la gretteria sospettosa della signora duchessa, era, per lo zio Matteo, un capitale suo, sciupato!
—Quell'irredento chitarrista, è stato lui, colla sua cocciutaggine, colla sua classica inabilità, che ha ammazzato l'Emporio Letterario!… Tocca a lui a pagar le spese!… Tocca al direttore "responsabile" dell'Emporio, non a quello del Rinnovatore!