—El parla cussì ben come uno che canta!
E le vecchierelle, rannicchiate sotto le coperte, sospirarono ancora, sospirarono più volte, prima di addormentarsi.
Ma poi, passando i giorni coi giorni, sempre uguali, la gran città fu dimenticata a poco a poco, perdendosi, confondendosi lontano, nella memoria. E Don Giuseppe, l'economia, l'orto, la canonica avevano già ripreso il primo posto nella loro vita e nei loro pensieri, quando, d'un tratto, furono nuovamente sconvolte da un altro "rebalton", il più terribile di tutti!
Era capitata una lettera del Laner, scritta collo stile di Evelina, ma questo le zie non potevano capire, nella quale Pietro confessava il suo "ardente amore" per la giovane alla quale esse avevano dimostrata tanta bontà e tanto affetto, "per la nipote del signor direttore", e finiva col chiedere il loro consenso al matrimonio, e la loro benedizione.
—Jesus Maria Joseph!
—Jesus Maria!
E al solito, corsero smarrite, trafelate in cerca di Don Giuseppe.
Il buon prete, che con sua grande soddisfazione aveva visto la canonica riprendere, finalmente, la vita placida, tranquilla d'un tempo, non aveva adesso altro che un timore: qualche trambusto, qualche nuovo guaio e dalla parte di Milano. Però, sentito il caso, si affrettò, tanto per fin di bene, quanto per il quieto vivere, a calmare e a confortare le signore Laner.
—Tutto per il meglio, signora Angelica! Ma tutto per il meglio, signora Rosa! È sempre Quel di lassù che vede e provvede, e dobbiamo ringraziarlo come di un nuovo, segnalato favore. Pierino non è più solo a Milano, esposto a tutti i pericoli dell'anima, e diremo anche del corpo. Mi hanno ripetuto, tante volte, non è vero? che la ragazza, la sposa prescelta, è savia, modestissima, di ottimi principî?
—Oh, per questo, una vera perfezion! E anche economa.