Matteo Cantasirena si godeva il suo quarto d'ora, il suo trionfo. Capiva, sentiva, di piacere come bell'uomo alle signore di Primarole, che gremivano le finestre imbandierate, alle belle ragazze e alle contadinotte ferme sulle porte e lungo la strada, e dondolandosi, lisciandosi la barba occhieggiava da tutte le parti. Si teneva Evelina sotto braccio, sfoggiava la sua tenerezza paterna e presentava agli "onorevoli e cari amici" il suo segretario particolare "lo sposo" Pietro Laner…. il quale, povero diavolo, era tormentato da una emicrania spaventosa.

Anche Taddeo, che veniva in fine, era notato per la gamba di legno, le medaglie, il vestito mezzo da garibaldino, e destava molta simpatia. Quegli operai, quei contadini, gli facevano, press'a poco, le stesse domande che gli aveva fatte la prima volta Pietro Laner.

—Il Cantasirena era il suo colonnello? Dov'era stato ferito? Aveva la pensione?

E Taddeo zoppicando e traballando, rispondeva con quella grande semplicità che certe volte rende l'ignoranza sublime, ciò che in sostanza, gli aveva risposto, proprio in quei giorni, il Ministero:—Gli era stata amputata la gamba troppo tardi per aver diritto alla pensione!—E concludeva: Del resto, fin che posso lavorare, viva l'Italia!—Era lo stesso evviva di poco prima, gridato dal direttore a pieni polmoni. Ma Taddeo lo bisbigliava quasi a mezza voce, con un sorriso di malinconia e di amore: lo mormorava intimamente, soltanto per sè. E la mestizia di quel sorriso diventava più profonda, quando egli rispondeva che il suo colonnello era stato Giovanni Chiassi, morto a Bezzecca….

Senonchè la precisione della verità, in quel momento, disturbava la folla nel suo entusiasmo. Essa aveva dinanzi a sè, magnifico e simpatico, Matteo Cantasirena, l'eroe di quel giorno, l'eroe della Cisalpina: e l'eroe vero e grande, che aveva lasciato la vita sul campo, e Taddeo, l'umile soldato che veramente aveva sparso il suo sangue per la patria, non servivano che a dar colore e risalto alla leggenda istrionica del colonnello vivo e sano…. il bel colonnello delle sussistenze!…

II.

Un'altra folla ben diversa di quella della strada che si godeva allegramente la festa, il sole e la musica, un'altra folla sospetta, infida, la folla di tutti gli interessati prò e contro la Cisalpina, rumoreggiava, brontolava nel vasto salone delle conferenze.

Era quella una bella sala del seicento, ma rovinata dal tempo e dall'abbandono, cogli stucchi rotti a pezzi, e le fenditure larghe nelle pareti e nel soffitto. Ci sarebbe stato pericolo, per tutta quella folla stipata, se l'ingegnere Fontanella, non avesse fatto puntellare il pavimento. Dalle finestre aperte, senza vetri, entrava il sole vivo, dardeggiante e il frastuono della strada.

Matteo Cantasirena, seduto accanto al Presidente, girava l'occhio su tutte quelle facce gravi, talune arcigne, gocciolanti di sudore, cercando istintivamente nella moltitudine che si mostrava piuttosto ostile, il volto amico sul quale fissarsi coll'occhio, mentre avrebbe fatto il suo discorso. Come tutti gli oratori, anche Matteo Cantasirena aveva sempre avuto bisogno, parlando in pubblico, della "persona bersaglio" alla quale unicamente rivolgersi, come ad una incarnazione della folla, per leggere su di essa l'effetto, la corresponsione, prevedere la noia, l'obiezione, intuire il momento opportuno per il fuoco d'artificio, o per far vibrare la corda patriottica.

La prima fila delle sedie era occupata dai giovani collaboratori delle Risorse Italiche, venuti col direttore da Milano. Le testine ben pettinate e lucenti, i visetti seri e impassibili non esprimevano altro che la boria schifiltosa di non volersi confondere coi provinciali…. Vide il Brunetti, il Bizzarelli…. Dio, quei visi lunghi come la fame!… Non ricordavano altro che debiti, scadenze, querimonie!… Cantasirena soffiò stizzito e continuò a girare collo sguardo. Il Vergani pareva mezzo addormentato…. Il marchese Duranti, seduto di sbieco sdegnoso e arcigno…. Pietro Laner—cretino, imbecille!—sospirava…. D'un tratto Cantasirena s'incontrò negli occhiali luccicanti di Evelina, acquattata all'ombra, in mezzo ad un gruppo di signore: le autorità femminili di Primarole. Ma quegli occhiali si fissavano su di lui in un modo così insistente e curioso che gli scappò da ridere e voltò via la testa in fretta.