Aveva perduto insieme la voce e la parola. Fece per sedersi, ma tutti intorno, gli bisbigliarono piano:—La lettera! La lettera!
Era la lettera del vice presidente, del conte Bobboli, colla quale scusando la propria assenza perchè ammalato, inviava il suo saluto e la sua adesione al conferenziere.
Il Tolomei si alzò di nuovo cercando in fretta la lettera sul tavolo, la cercò nelle tasche, credette di averla dimenticata. La trovò, la lesse, e dopo quella lettura, rinfrancato, disse forte, prima di tornare a sedersi:—Ed ora dò la parola al nostro onorevole conferenziere!
Matteo Cantasirena sorrise, s'inchinò, aspettò. Nessuno applaudì. Egli si forbì la bocca, leggermente, col fazzoletto bianco, tornò a sorridere.—Silenzio.—Allora incominciò:
"Cittadini, amici, cooperatori…."—e cercando, fissando coll'occhio Gesualdo Arcangeli che già esprimeva la sua ammirazione prima ancora che l'altro parlasse, continuò colla voce calda, forte, sicura:
"Nelle febbrili preoccupazioni di questo periodo che rimarrà nella storia delle più audaci iniziative, io pensavo, titubante, peritoso, che grave, troppo grave era il compito impostomi dal vostro benemerito e solerte Comitato: di dover riassumere, cioè, dinanzi a voi, di tracciarvi qui, nella sintesi della parola, le linee generali dell'impresa, alla quale tutta l'Italia, tutta l'Europa, tutto il mondo civile consentono, e appassionandosi e interessandosi, tendono fissi l'occhio e la mente. Ma, ve lo confesso, senza temere l'appunto, senza peccare di immodestia, ormai, ogni mio timore è svanito.
"Lo ha dissipato dall'animo mio il bel sole radiante che dissolve le nebbie sovra i pascoli opimi, cari ad Orazio, che circondano la vostra piccola, ma industre e gentile città; lo ha disperso la balsamica, la vivida aura che accarezza le messi biondeggianti nella vostra alma pianura, ed io mi sento ora fra voi, securo e sereno della mia parola e della nostra causa, securo come le annose, fatidiche querce della vostra immensa foresta, sereno come questo bel cielo italico, sul quale mi sembra scorgere, smagliante come un'aurora, propizia come l'iride, l'apoteosi dei nostri grandi, dei nostri martiri e giganteggiare titanica la figura severa, pensosa del capitano Fara-Bon!"
Un'interruzione: e subito qua e là qualche applauso, grida di: Viva
Fara-Bon! Viva la Cisalpina!
Oh, Mariano Perego, in quei due giorni, a Primarole, aveva fatto miracoli!
Sfogato nell'esordio l'impeto lirico, fatto sicuro, ormai padrone di sè, ma rivolgendosi sempre verso Gesualdo Arcangeli che con degli…. sst…. formidabili imponeva il silenzio, Cantasirena, colla parola lenta, scolpita, dalle vocali aperte e sonore, entrò nell'argomento, diffondendosi nell'esposizione tecnica e finanziaria, parafrasando "buttando in moneta spicciola" come diceva il resocontista delle Risorse Italiche, il colossale, il grandioso progetto della Navigazione Cisalpina.