—Basta così! Ormai ci siete: per questa volta passi! Vi serva di regola in avvenire!… E i fiori?… Gioconda!… Gioconda!… Voi, Pietro, che avete la passione dei fiori, fatene un bel mazzo per la mia Eleonora! Ahuf! Non ne posso più! È una giornata delle più tremende!… Ah, povero Fara-Bon! È un chiodo fisso qui,—e rivolgendosi al Brunetti si picchiava forte l'indice teso contro la fronte,—un chiodo qui! qui! qui!

Poi, appena uscito il Laner in cerca dei fiori, andò a baciare Evelina, correndo coll'occhio sulle cartelle.

—Il marchese Duranti? Niente Duranti! Sospeso! Teniamolo in sospeso! Gli ho scritto e non mi ha risposto: l'ho incontrato e ha finto di non vedermi! Ah, ah! Ma io gli domanderò alla prima occasione:—È diventato orbo lei, o è diventato asino?…—Ah, Brunetti, quanta ingratitudine! Tutta gente fatta da me, creata da me, che io ho messo all'onore del mondo! Mi credono un uomo finito, morto, perchè ho avuto le mie buone ragioni per far morire il Rinnovatore! Ma io sono ancora vivo! Ve ne accorgerete, signori! Alle otto e trenta,—guardò l'orologio,—parto per Roma.

—Parte?… Per Roma?…—esclamò il Brunetti.

—Se vi occorre qualche cosa, siamo a vostra disposizione!—rispose Matteo, socchiudendo gli occhi e inchinandosi leggermente, con un sorriso olimpico di protezione.

—Parte per Roma?… E la cambiale?

—Precedetemi nel mio studio. Faccio vedere qui al signor Vergani come mi ha servito colla camera da letto, e sono subito da voi.

Ma nel voltarsi per chiamare il Vergani, che a quelle parole era rimasto attonito, si trovò faccia a faccia col fattorino della Faré.

—Voi chi siete? Che volete? Cosa fate qui?

Il pover'uomo, intimidito, gli presentò il conto nella busta gialla.