IX.
Il signor Ambrogio Galli, appena ricevuto il dispaccio della duchessa, consultò in fretta l'orario.
Sarebbe arrivata alle dieci e mezzo!
E un quarto d'ora prima egli era già alla stazione ad aspettarla, messo in tutto punto, col cappello a cilindro, l'abito nero, i guanti color sangue.
—Povera signora! Così dolce, così affabile… e tanto disgraziata!…
Nora, nei varî colloqui che in quel frattempo aveva avuto per affari col signor Galli, era riuscita ad inspirargli un senso vivo di simpatia e di pietà. E però, il grave procuratore si mostrava sempre per lei premurosissimo, pieno di rispetto, di riverenza, di devozione.
—Povera signora!… ancora così giovane… così dolce, affabile e tanto disgraziata!—E il buon signor Ambrogio sospirava anche alla stazione, mentre aspettava la signora duchessa; e pensava, con un certo orgasmo, che se le avesse telegrafato soltanto il giorno dopo, egli sarebbe stato a Torino per la Banca, non avrebbe avuto il dispaccio, e la signora duchessa arrivando e non vedendolo e non ricevendo nessun avviso…. chissà che cosa avrebbe pensato!
Il signor Galli, l'avventore domenicale del Trenk, il grave procuratore della banca Kloss, subiva fortemente il fascino della "gran signora" il fascino di quel lusso elegante, squisito, il fascino di quella bellezza, che per un senso intimo, arcano di pudore, egli non aveva mai osato di constatare seco stesso, limitandosi a dire:—Dolce, affabile, buona…, ma non mai bella: dicendolo avrebbe arrossito.
Il fascino, l'incanto di Nora per il signor Galli, per il socialista umanitario, non poteva essere, non era altro che pietà. Egli lo pensava in buona fede e ne era in buona fede convinto. La signora duchessa non era stranamente bella e stranamente bionda.—No!—Per lui, non era altro che una vittima!
—Così buona… e tanto disgraziata!—