Era una vittima! Una povera vittima. Anche nel dissesto del duca di Casalbara, la vittima, la sola vittima era la povera signora duchessa… così dolce, così affabile… e tanto disgraziata! La povera signora duchessa avrebbe dovuto imporsi privazioni, sacrifici, per i vizi—il giuoco, le donne—per la spensierata e pazza prodigalità di quel vecchio balordo, che l'aveva sedotta, ingannata.
—Io non sapevo niente… niente… niente…—aveva detto Nora, vivamente arrossendo, al signor Ambrogio, il quale le aveva creduto, arrossendo a sua volta, e compassionandola, col respiro oppresso, affannoso.
E come essa era la vittima di suo marito, lo era pure di tutti gli altri. Il signor Galli aveva dimenticato affatto "la figliuola dello zio Matteo", la signorina Cantasirena. Per lui non c'era più che la signora duchessa, la buona signora duchessa, raggirata da quel vecchio imbroglione! E, Dio, Dio, che pietà, che orrore!… Era pure la vittima…. la vittima designata, predestinata, del signor Kloss!
Questo, il Galli, lo pensava con un brivido: un brivido che gli correva per tutto il corpo, che gli saliva, con un'onda di sangue, dal gran cuore al grosso testone.
Il signor Kloss non voleva soltanto vendicarsi della signora duchessa: il vecchio satiro le aveva ficcato gli occhi addosso: voleva rovinarla…. per poi raggiungere il suo fine!
Quando il Kloss era ritornato da Carlsbad, aveva fatto varie domande al signor Galli, relativamente agli affari del suo amico Casalbara; e sdraiato sul sofà—dimenando le gambette arcuate, sghignazzando, rosso in viso, con gli occhietti lustri—veniva allora dall'aver fatto colazione,—parlò, lanciò qualche frizzo anche a proposito di cuella matama…. di quella pionta marafigliosa ma pericolosa. Poi rivoltandosi sul sofà, arricciolandosi i baffetti duri colle dita pelose, fece certe domande strane intorno alla signora duchessa che al grave e serio procuratore parvero irriverenti, sfrontate…. oscene.
—È vero che si è ingrassata?… È una donna che può ingrassare senza danno!—Pussée ghe n'è, mei anca mò!… Che spall! E che fitin!—E il signor Kloss si stringeva colle due mani la vita.—E che gamb!…—Poi, balzando dal canapè e saltellando e fregandosi le mani come per scuotersi di dosso la lussuria, aveva esclamato sogghignando:—È una pellissima catta, ma prima de aferla in te le man, mi voléssi per prutenza tajagh i ong!
E l'onesto, il buono e semplice signor Ambrogio, era rimasto stranamente impressionato da quei discorsi.
Correvano, fra gli impiegati della banca Kloss, aneddoti, racconti misteriosi, inverosimili, perfino leggende fantastiche e terribili, sulle arti, le manovre, il potere irresistibile, diabolico, del banchiere milionario quando si trattava di raggiungere il suo fine, di arrivare ad "afere in te le man" le pussee pelle racazze, i pussee pei tonnell de Milan!
E i più pettegoli e chiacchieroni di quegli impiegati esageravano sul conto del principale: quando il signor Kloss voleva una donna, qualunque fosse, ci riusciva, a costo di commettere un delitto, o di spendere un milione.