—No! No!—e Nora ebbe un grido, un impeto di terrore, afferrandogli ancora le mani, appressandosi a lui vivamente, guardandolo, fissandolo supplichevole, disperata.—No! No! No!
—Partirò domani sera!… Partirò domani sera!—si affrettò a soggiungere il signor Galli….—Ma intanto, quali sarebbero le sue idee?… Quali pratiche sarebbero da… da tentare?… Centocinquemila lire!… Che cosa pensa di fare?
—Dica lei: tutto! tutto!
—Vorrei…. le darei…. l'anima!… Glielo giuro!… Ma io sono…. un pover'uomo! Un povero impiegato.
—Dica lei: tutto! tutto!—ripeteva Nora col più tenero abbandono, col calore di una fede illimitata, assoluta nella voce soave, nell'espressione infantile, nel bel viso addolorato e molle di pianto.
—Vuole…. che domattina presto faccia una corsa a Primarole?
—A far che?
—Per vedere il signor Cantasirena!… Sentire, parlare un po' con lui!
Nora si strinse nelle spalle, sospirò: e persuase il signor Galli che sarebbe stato tempo perso. Al Cantasirena occorreva la somma subito, sul momento. Che lei avesse ragione o torto, che lei fosse stata ingannata, raggirata non voleva dir nulla: aveva firmato, ed ora era compromessa: se voleva salvarsi, doveva pagare.
—Vendere…. non si potrà far altro.