Quando il brum si fermò dinanzi al gran portone del palazzo, il signor Ambrogio, impacciato, non riusciva ad aprire lo sportello; corse il portiere, e Nora si slanciò per la prima; l'altro le tenne dietro a capo basso.

Nora si fermò nel piccolo salotto vicino allo spogliatoio: mandò via subito la Vittorina, poi prese la mano del Galli, gliela strinse con un atto di supplicazione intensa. Il Galli ebbe un brivido.

—No…. signora…—temette che in quell'ansia, volesse appressare la sua mano alle labbra.

—Signor Galli! Signor Galli!… Non ho più che lei…. Non ho più che lei!… La mia speranza!… Il mio conforto! Il mio amico! Tutto…. Tutto!—E tornò a piangere.

—Signora…. signora duchessa….—pregava a sua volta il poveruomo, ansante, palpitante… e a lui pure, fra le gocce di sudore scorrevano alcune lacrime sul grosso faccione smorto, sbigottito.

—Coraggio…. coraggio….—ma non sapeva dir altro, oppresso dal dolore di Nora, istupidito da quella cifra enorme.

—Centocinquemila lire!… Centocinquemila lire!

L'altra ripeteva:

—La mia speranza…. la mia sola speranza…. tutto tutto….

—Domani,—balbettò il procuratore,—domani mattina dovrei andare a
Torino….