—Vuole che io sia trascinata in mezzo agli scandali? In un processo?
—No…. Lei non lo vedrà, non gli parlerà.
—Devo farlo!… Devo farlo!… Non è più possibile lottare…. Non è più possibile.
Il signor Galli la fissò, le labbra mute, contratte, il volto livido, di un pallor tragico.
—Le ho detto…. signora…. Io posso….
Non parlò, non potè più parlare;… prese il libro dei chéques dalla busta e ne firmò due in fretta, poi li consegnò alla duchessa.
—Sono all'ordine del signor Cantasirena. Domani, quando vuole, può mandare alla Banca Insubria a riscuotere la somma.
Nora prese i due chéques con un tremito e li guardò cogli occhi maravigliati, nei quali brillava un lampo di avidità.
—Come?…—domandò con voce secca, disarmonica…. non più con la voce di prima, dalle calde modulazioni.—È certo?… Non mi faran poi…. nessuna difficoltà? Ha detto…. alla Banca Insubria, non è vero?
Il signor Galli ripeteva di sì, col capo. Ma l'agitazione, l'orgasmo, la demenza del pover uomo si erano dissipate a un tratto, scorgendo il lampo di quegli occhi astuti, notando il fremito ansioso di quella voce fredda, roca, quasi aspra.