Pietro si appressò di più sulla seggiola, tanto quasi da posar la testa sul petto del prete: Don Giuseppe lo benedì: si levò la berretta che tenne fra le due mani congiunte sulle ginocchia, socchiuse gli occhi e ascoltò.
Quella confessione fu generale, piena, intera. Pietro aveva la febbre, le smania di accusarsi; sperava accusandosi, di riaffermarsi nella sua fede, di ottenere il perdono, l'oblìo, la pace, la serenità….
…. Invece quando uscì dalla canonica, sebbene Don Giuseppe lo avesse assolto e baciato in fronte, con un atto mistico di redenzione, il suo spirito non era libero, non era tranquillo…. il suo cuore non era contento….
Era rimasto come prima, infelice…. grandemente infelice!
Andò nella sua camera, vi si rinchiuse, solo. Era la cameretta delle zie, e anche Pietro sedette alla finestra come le due vecchierelle, guardando nell'orto, guardando il "Gigantesso"….
—Dio…. Dio…. come era infelice! Quanto si sentiva infelice!… Ma sarebbe stato sempre, sempre infelice così?
A Crodarossa cominciava l'inverno…. era il primo giorno d'inverno, l'inverno lungo e bigio della montagna.
Pietro Laner sentiva la neve nelle ossa…. nel cervello….
—Dio! Dio! Com'era infelice!… Com'era profondamente infelice!… Ma sarebbe stato sempre, sempre infelice così?
Le prime falde di neve calavano, volavano qua e là, portate dal vento come piume di cigno…. Poi si fecero più minute…. più spesse….