Anche questo lo spiegò il seminarista, cogli occhietti che luccicavano fra le grinze della pelle e il ghignetto da scimmia sulle labbra sottili e mobili. Pierino, mentre ascoltava, era diventato pallido, rosso; poi era rimasto a bocca aperta, con un sorriso stupido. Non aveva capito bene, non aveva capito tutto, ma non osò domandare di più. Dopo, dopo, che continuo lavorìo della mente per indovinare!… Era il mondo che lo aveva preso colle sue passioni, colle sue seduzioni, colle sue cattiverie; era la donna che si rivelava a mano a mano, incessantemente. E il giovinetto nell'accensione bramosa, domandava alla discreta nudità delle statue e dei dipinti dell'altare le ultime rivelazioni del mistero della forma, domandava, cercava di scoprire nei versi del Berchet, come nelle storie bibliche di Rachele e di Giuditta, nelle lodi e nelle invocazioni appassionate alla Vergine, come nelle estasi delle Sante, la rivelazione ultima del mistero dell'amore.

No! No! Non voleva più farsi prete!… Non voleva più diventar vescovo: voleva invece prender moglie, e presto, e liberar l'Italia. L'Italia bionda e grassa, l'Italia bionda e bella, come la bambinaia del suo amico triestino.

VI.

Il piccolo Laner, appena tornato per le vacanze a Crodarossa, e non osando parlare, scrisse alle zie una lunga lettera pregandole, scongiurandole "di non voler la sua morte." Cioè, di non costringerlo a ritornare in Seminario. Non sentiva più la vocazione; sarebbe stato infelice tutta la vita; piuttosto si sarebbe lasciato morir di fame!

Ma poi, appena ebbe scritta e affidata la lettera all'ortolano per la consegna, ebbe paura di aver arrischiato troppo, di non aver riflesso abbastanza; e però, aspettando gli effetti della lettera, più che per il timore di dover finir prete, stava colla tremarella per il brutto temporale che lo minacciava.

—Che strappazzata!… Che fulmini!… Quell'altro di Trieste era stato imprudente, era diventato matto consigliandogli quella lettera!—E Pierino avrebbe quasi voluto svignarsela "in Italia" non per paura dell'Austria, ma di don Giuseppe. Finì invece col correre in camera sua, e col buttarsi mezzo svestito sul letto, per fare impressione nell'animo delle zie, lasciando credere che fosse ammalato.

Intanto la signora Angelica e la signora Rosina erano rimaste assai maravigliate e molto inquiete, soltanto al vedere la lettera,—che tenevano in mano, appena con due dita, e non osavano aprire.

—Cosa sia?

—Cosa sarà?

—Bisogna leggere….