Il rumore del mondo arrivava appena, coll'ultima onda risonante, fin lassù a Crodarossa, e si perdeva dileguandosi nella foresta immensa, tra le fenditure profonde delle rocce inabitate.

A Crodarossa la vita serena o buia la faceva il cielo così vicino, appena diviso da un ultimo strato di verde, da un'ultima cresta di pietra.

Lavorare per mangiare; mangiare e vivere per salvarsi l'anima: non si faceva altro, non si pensava ad altro a Crodarossa.

Ma il mondo che non era arrivato fin lassù, fra la sconfinata libertà delle vette alpine, era penetrato attraverso le grosse e tetre muraglie del Seminario; e subito Pierino si era incontrato in tre cose, nuove affatto per lui, e proibite per tutti in quel luogo. La patria—Garibaldi—e le belle ragazze.

Un altro giovane seminarista triestino, un piccolo chiericuzzo dagli occhi strambi, dalla faccia lentigginosa e che i parenti volevano far prete per forza, si era legato di grande intrinsichezza col piccolo montanarino—tutti italiani, per Dio!—e gli aveva confidato che voleva scappare a Venezia e che voleva fare il bersagliere, altro che il prete!

Pierino spalancava gli occhi maravigliando. E l'altro gli parlò della patria, dell'Italia, e gli mostrò un ritratto di Garibaldi che teneva nascosto sul petto, sotto la camiciola, insieme a quello della Doralice, la rotonda bambinaia di sua cognata.

La patria!… Garibaldi!… e la Doralice! Tutto ciò aveva acceso, come fiamma che divampi all'improvviso, la mente e il sangue del nonzoletto di Crodarossa, che nascosto negli anditi bui della camerata, si metteva a gridare, a bassa voce, con l'amico di Trieste, "Viva l'Italia!" senza però far seguire, il "per Dio!" che aggiungeva quell'altro, come protesta e come rinforzo. E il berrettino di Garibaldi, e il viso tondo della Doralice, la barba bionda dell'eroe e gli occhi della ragazza gli erano fissi nella mente giorno e notte e si confondevano in un desiderio smanioso, indistinto; in un primo amore arcano, irrequieto per la patria, per l'Italia che egli si raffigurava come una donna giovane e bella, colla faccia della bambinaia. Il seminarista, il chierichetto dagli occhi strambi e dalla faccia lentigginosa pareva si godesse a stuzzicarlo, ad accenderlo sempre di più in quei pensieri, in quei misteri, e gli ripeteva di nascosto anche i versi del Berchet:

"Maledetta chi d'italo amplesso
Il tedesco soldato beò!"

Amplesso?… Beò?…—Cosa volevano dire queste nuove parole?… E "la vergin ne' gaudi cercata" e "la sposa dell'uomo stranier" era la Doralice coi capelli disciolti, seminuda, stretta fra le braccia di un soldataccio ispido e nero, coi baffi impeciati….

"Maledetta! Maledetta!…" Amplesso?… beò?… Cosa volevano dire?