Pierino corse appena a girar la chiave, e si buttò di nuovo sul letto piangendo, smaniando, tirando calci all'aria.

La signora Angelica e la signora Rosa gli furono attorno per calmarlo, per soccorrerlo.—Era la prova! La tentazione!… Era il diavolo!…—E nella severità silenziosa della loro faccia addolorata, appariva un'espressione insolita di inquietudine, di diffidenza, quasi temessero scorgere, a un tratto, fra i capelli neri e crespi del nipotino, due cornetti nascenti.

Gli fecero bere della camomilla, così bollente che gli bruciò il gorgozzule; poi lo obbligarono ad alzarsi, a lavarsi la faccia, a rimettersi la giacca, e lo condussero dinanzi a don Giuseppe: lo doveva benedire subito coll'acqua santa, per mettere in fuga satanasso!

Don Giuseppe era già preparato a quella fine, o quasi. Tuttavia, per scrupolo di coscienza, gridò, strepitò, e agguantando il povero ragazzo, e tirandolo per la cuticagna lo cacciò al buio, sotto chiave, nello stanzino dell'aceto.

—Speriamo un buon effetto,—disse poi calmandosi e voltandosi per confortare la signora Angelica e la signora Rosina, rimaste pallide, tremanti, a quella scena, gli occhi pieni di lacrime.—Speriamo che il Signore, coll'aiuto della Beata Vergine Maria, gli ritorni la sua grazia speciale. In ogni modo, teniamo sempre presente questa massima di ogni buon cristiano, insegnata anche da san Bonaventura: quello che fa lui è sempre ben fatto, e non casca foglia che Dio non voglia!

E tornò a raccomandare e a predicare il savio precetto, alcuni giorni dopo, vedendo che la casa seguitava ad essere sossopra per l'ostinazione di Pierino, il quale, fatto ormai il primo passo, e visto che non lo avevano accoppato, teneva duro, ostinato come un vero montanaro.

Alla Canonica non c'era più pace; e non c'erano più ore, nè per il desinare, nè per la cena. La signora Angelica e la signora Rosa che, di solito, preparavano il pranzettino particolare di don Giuseppe, con tanta premurosa diligenza, pareva non sapessero far più niente di bene; e a forza di soffrire e di piangere si erano ammalate tutt'e due. Avevano la flussione e la faccia bendata colla pappa di lino.

Don Giuseppe, se prima aveva taciuto per il quieto vivere, adesso, per la medesima ragione, spiattellò chiaro e tondo alle signore Laner tutti i dubbi, tutte le inquietudini che aveva già da tanto tempo, prima ancora che Pierino fosse stato mandato in Seminario. E concluse al solito: "Tutto per il meglio!"

—Diciamolo francamente, con quella sincerità che è obbligo di ogni buon cristiano: abbiamo preso un gambero a proposito della vocazione di Pierino; ed io più grosso di tutti! Ma se noi su questa terra siamo poveri ciechi,—Non unicuique datum est habere sapientiam,—il Signore, di lassù, tutto vede e a tutto provvede. Lui medesimo, per i suoi fini, che sarebbe un peccato di presunzione soltanto il voler lontanamente indagare, fa una scelta ristrettissima di tutte quelle persone che destina al suo servizio, e che siamo poi noi altri preti, sempre indegnamente, s'intende. Orbene; quando ha fatto una scelta, poniamo, sopra di quel dato individuo, Lui stesso,—nostro Signore—cosa fa?… Manda subito lo Spirito Santo, e quello non c'è pericolo, non sbaglia mai, a toccargli il cuore colla grazia divina, che è quanto dire, colla vocazione. E sarebbe bella, sarebbe grossa, volersi mettere davanti, al posto della medesima volontà di Dio, per scegliere e destinare in vece sua, chi lo deve servire! Anche noi, per esempio, i nostri uomini, i nostri contadini li vogliamo prendere secondo le nostre idee, secondo il nostro gusto!… Sicuro che il sacerdozio è lo stato di perfezione; ma per questo, appunto, non può essere di tutti quanti; ed è nostro Signore, per il primo, a non volere, per tutte quelle leggi superiori, umane e anche divine, del consorzio, della famiglia, della discendenza…. Mundus est et mundus esse debet. Pierino, si vede, è stato destinato, deve avviarsi per questa strada, e del resto, anche per l'anima, sempre meglio essere un buon marito, un buon padre cristiano, cattolico, come tutti i Laner, piuttosto di fare il prete per forza che è quanto dire, essere un cattivo prete!—

Le due vecchie si sforzavano di trattenere i singhiozzi: don Giuseppe prese una mano alla signora Angelica, un'altra alla signora Rosina, e stringendo, accarezzando quelle due mani secche secche fra le sue manone grosse e calde, dalle dita pelose, volle istruirle, con gran dolcezza, ma insieme con gran fermezza, anche a proposito di un altro, di un ultimo caso di coscienza, a loro particolare.