—E anche lei è stato ferito a Bezzecca?
—Sissignore.
—Allora gli avranno data la pensione?
—Quella della medaglia: novanta lire all'anno.
—Ma….—Pietro esitava,—per…. la gamba?
—Niente. Me l'hanno tagliata due anni dopo: quando mi si è riaperta la ferita. Ho mandato le carte al Ministero, ma non sono mai arrivate!
Pietro Laner si sentì raffreddare tutti gli entusiasmi. Era in Italia o era ancora…. di là?—Ma poi, il ricordo dell'invito a colazione e a pranzo, avuto dal Direttore dell'Emporio Letterario, e il pensiero delle figliuole, che avevano letti i suoi versi, tornarono subito a farlo diventare di buon umore.
Il Direttore lo condusse a colazione al Cova, nel gran salone. Matteo Cantasirena si avanzava pettoruto, maestoso, battendosi dei colpettini leggeri sulla schiena, col bastone dal pomo d'argento. E Pierino dietro, si sforzava per stargli alle falde del soprabitone, per far vedere ch'era in compagnia del Direttore. Confuso, intimidito da quel lusso, da quell'andirivieni, da quel mormorìo composto, garbato, così nuovo e imponente per il contadinotto di Crodarossa, non sapeva più camminare, non sapeva più muoversi, urtava nella gente, nei camerieri. E quando vide il signor Direttore sedersi a un tavolino, dove tutti si erano alzati per fargli posto, complimentandolo e festeggiandolo, Pierino rimase in piedi, a bocca aperta, rigirando fra le mani il cappello a cencio alla tirolese, sorridendo e facendo saluti a tutti quei signori, che non lo guardavano nemmeno.
—Fatevi portare una sedia e sedetevi,—gli disse poi Cantasirena, quando sembrò ricordarsi del suo invitato e di presentarlo.—Il signor Pietro Laner; un giovane trentino, scrittore di gran talento.
Ma anche la presentazione, anche il gran talento, non fecero effetto. Lì, tutta quella gente, era di gran talento. Un'occhiatina di traverso, e poi il nuovo venuto rimase sepolto nell'oblìo.