Pierino si sentiva consolare da quel braccio che stringeva il suo, da quella voce affascinante, da quell'intimità affettuosa, amichevole:—Ah!… tornava a non esser più solo, tornava ad essere ancora qualche cosa!
A un tratto Matteo Cantasirena, che dopo aver parlato di Monza era rimasto come preoccupato e compreso dalla solenne gravità del colloquio avuto, si fermò su due piedi e fissando il Laner proprio in faccia, tanto da farlo arrossire, gli disse a bruciapelo:—Volete dunque che lavoriamo insieme?
—Magari!—Pietro cercò una parola più bella, più forte, più viva, ma non ne trovò altre e dovette ripetere:—Magari!… Magari!…
—Allora prendete voi la direzione dell'Emporio Letterario. E poi, chissà…. mi siete simpatico: un giorno sarò forse disposto a cedervi anche la proprietà del giornale. Come stanno le zie? Vi siete lasciati in pace?
A questa domanda inaspettata tutta l'animazione e la gioia di Pierino svanirono d'un tratto; e a voce più sommessa, con qualche reticenza, raccontò al Direttore in che modo era partito da Crodarossa e come aveva lasciato le zie.
—Ho detto che andavo a Trento e da Trento ho scritto che venivo a Milano. Riceveranno soltanto stasera la mia lettera. Ma ad ogni modo, adesso sono qui e non mi muovo, per tutto l'oro del mondo.
Matteo Cantasirena dopo averlo ascoltato crollando il capo, gli parlò da padre.
—Scrivete subito subito, anche da Milano, a quelle brave signore. E ricordatevi: sopratutto bisogna essere sempre in pace e d'accordo colle zie! Oh i vecchi—sospirò—sono la benedizione dei giovani! E seguitò a parlare degli ideali, della poesia, della famiglia, degli affetti domestici, i soli veri, i soli legittimi e duraturi…. Pierino intanto abbassava il capo, perchè il Direttore non gli vedesse gli occhi pieni di lacrime.
Ma allora, per scuotere la malinconia, Cantasirena cambiò tono di voce, e tornò a parlar d'affari.
L'Emporio Letterario aveva avuto un'espansione incredibile, inaspettata. Gli aveva presa la mano, assorbiva troppo della sua attività; e d'altra parte, c'era il giornale politico: la responsabilità sua verso il partito—e indirettamente verso il Governo—che esigeva e voleva tutte le sue cure.