Il Kloss capiva che il tranello era ingenuo, ma d'altra parte, era persuaso che anche Nora aveva una voglia matta di lasciarsi prendere nella rete; e il Casalbara…. il Casalbara, ormai, non capiva più niente!

Il colpo riuscì com'era stato ideato.

—L'Edita? Non c'è l'Edita?…—domandò Nora appena entrata nel quartierino particolare del Casalbara, e fermandosi di colpo sull'uscio del salotto, tutta rossa per la corsa, per il timore che l'avessero veduta, per la confusione di trovarsi lì. Pareva esitante, dubbiosa…. pareva volesse scappar via.

—La sua Edita verrà subito, a momenti!…—balbettò il Casalbara anche lui un po' confusetto e colla vocetta tremula. Fece un po' di violenza per tirar Nora fino in mezzo al salotto prendendola per la mano e baciandogliela sul guanto nero, nuovo, inchinandosi colla più squisita galanteria.

Nora, mentre aveva sotto gli occhi i ricciolini biondastri del Casalbara attraversati dalla riga larga, rossiccia, che dal mezzo della fronte scendeva giù giù, fino alla nuca lunga, pelata, si sentì urtare da un odore troppo acuto di essenze e di pomate.

Ritirò la mano istintivamente….

—Ma il servitore?—domandò,—il servitore che era qui…. adesso?

Il Casalbara sorrise, guardandola. Il vecchio servitore, muto, rigido, era sparito silenziosamente come un'ombra, dopo aver abbassata la grossa portiera di gobelin, e chiuso l'uscio imbottito, foderato di panno.

—Siamo soli…. stella—e il Casalbara sibilò la esse tanto era riscaldato,—stella divina!… Mi lasci dire questa parola, non si può trovarne un'altra per lei!… È la prima volta che il caso…. la fortuna…. siamo un momentino soli.

—Ma, l'Edita…. perchè si fa aspettare?