—Verrà subito…. anche troppo presto,—e il Casalbara sospirò.—Ha paura a restar sola…. un momentino…. con me?—E tornò a prenderle, a stringerle la manina piccola; ma l'altra si liberò vivamente, si schermì, corse via dal Casalbara, per guardarsi attorno, per veder tutto, con una viva curiosità, un'ammirazione stupefatta e sorridente, proprio da bambina.

—Dio, com'è bello qui!… Com'è tutto bello!—E saltellante, corse di qua, di là, ad ammirare i fiori splendidi, magnifici di cui il Casalbara, apposta per lei, aveva riempito il salotto. Ammirò i gingilli, i bronzi, i quadri, persino i tappeti, i mobili, e sedutasi in una grande poltrona, si godeva ridendo, a ballarci su.—Com'è bello!… E come si sta bene!… Tutto bello!

—E tutto suo!… Me compreso!—E il Casalbara, vestito di un colorino violetto, il viola che sta bene ai biondi, dalla giacca stretta ai solini della camicia un po' scollata, pareva offrirsi anche lui, come un bel fiore.

Nora sorrise a quell'offerta, ma in un modo che non voleva mica dir di no. Poi si alzò di nuovo all'improvviso e guardò nell'altra camera dove la luce era più raccolta, più discreta; dove le tende, le tappezzerie erano chiare chiare, e dove sopra una consolle bianca dorata, luccicavano nel buio un gran vassoio d'argento colmo di tartine e il cristallo dei bicchieri.

—E di là?… Cosa c'è?…—domandò Nora che si avvicinava, in punta di piedi, per guardare appunto nell'altra stanza.

Il Casalbara la fermò, prendendole questa volta tutte due le mani, e facendo più forza.

—Prima…. prima ci leveremo i bei guantini…. il bel cappellino….

—Perchè?—domandò Nora vivamente.

—Perchè? Vuol far dejeuner coi guantini e il cappellino?…"

—Ma l'Edita?… Non è ancora venuta?…