— La stagione è troppo inoltrata! la gente comincia a partire!... — La duchessa sospira. — Se dovremo partire anche noi... Uno di qua, uno di là, l'incanto è rotto!
Il principe di Sant'Enodio, continua a trovarsi bene a Villars; la cucina, oltre ad essere buona, è anche abbastanza variata. Egli non ha nessun desiderio di andarsene.
— C'è tempo!... Non siamo ancora in settembre e il signor Trüb assicura che le due settimane più deliziose di Villars sono le due prime settimane di ottobre!
— Sì, ma... e quell'altro?... Il guastamestieri? Se Luciano ritornasse improvvisamente o ci telegrafasse di scendere?
— Non telegrafa altro che al signor Zaccarella, per aver danaro. — Un risolino arguto corre fra la bella barba bianca. — Speriamo, Cristina, che a Parigi continui a trovarsi... molto bene!
Si avvicinano, sempre passo passo, all'albergo. La duchessa guarda con l'occhialino: è proprio Totò che è seduto di fuori, accanto alla porta, con in bocca la pipa spenta. Totò, da due giorni, non vuol più giocare al tennis.
Cristina stringe il braccio del fratello sotto il suo:
— Senti, Rosalì; un'idea.
— Quale?
Cristina, prima di rispondere, chiude l'occhialino e lo infila nella cintura della veste.