— È una signora vecchia!...

— È una brutta donna, antipatica!

Negli occhietti vivi, l'ira lampeggia tra le lacrime. Giacomo, per calmarla, cerca di mettere la cosa in ischerzo:

— Piccola cattiva!... Cattivissima!

— Non vi permetto più di dirmi piccola! Mai più! Capite? — Fa una smorfia e parla nel naso, per imitare missis Eyre. — Proibitissimo! Defendu! Werboten... e Forbidded!

Giacomo vuol trattenerla, ma Remigia se ne va, voltandogli le spalle furiosamente:

— Antipaticissimo, Grand'ufficiale!

Il D'Orea continua a scherzare, a far la burletta, ma, assolutamente, non vuol cedere all'antipatia, al capriccio di Remigia. Anzi, vedendo missis Eyre fatta segno con maggiore accanimento ai dispetti e al ridicolo dalla duchessina e dai suoi amici, si sente lui in obbligo di mostrarsi, con la vecchia signora, sempre più amabile e rispettoso.

La duchessina, così viziata dalla madre e dalla sua corte, al sentirsi per la prima volta contrariata, s'impunta sul serio, e sul serio e non per ischerzo, finisce con l'odiare «la vecchia strega antipaticissima!» — tanto più, poi, che missis Eyre, a sua volta vendicativa e imprudente, abusa della vittoria con l'esagerare le arie d'importanza quando parla troppo ad alta voce col suo «caro onorevole» e le occhiate di sfida e di disprezzo.

L'Idola freme. Freme da sola e freme in mezzo a' suoi sudditi, ch'ella chiama a raccolta per sfogarsi, dicendone di cotte e di crude contro Sua Eccellenza, non più Molinella, ma peggio, Eccellenza Mortadella!